lunedì 10 giugno 2013

Intervista a Liberazione di Giorgio Cremaschi

Cremaschi: «Sanzioni per chi sciopera. E la Fiom è d'accordo». 
Il leader di Rete 28 Aprile spara a zero sull'accordo sulla rappresentanza sindacale nel settore privato.

Giorgio Cremaschi, leader di Rete 28 Aprile (minoranza Cgil). L'accordo sulla rappresentanza sindacale nel settore privato firmato da Cgil Cisl Uil con Confindustria è stato definito “storico” perché colma - bene o male, a seconda dei punti di vista - quel vuoto di regole che negli anni recenti ha consentito alle imprese di scegliersi i propri interlocutori. Sei d'accordo?
 (...)

E' un accordo “storico”, ma in senso negativo. Questo accordo infatti risolve alla radice il problema per i padroni di scegliere con chi trattare, perché, con le regole firmate, Cgil Cisl e Uil accettano la limitazione e l'attacco al diritto di sciopero, in pratica il modello Fiat viene esteso a tutti i lavoratori. Faccio un esempio. Tutta questa fase non sarebbe avvenuta se nel giugno del 2010 la Fiom avesse firmato l'accordo con Fiat, dopo avere perso i referendum, e si fosse impegnata a non scioperare e a non fare cause legali perché la maggioranza dei lavoratori e delle Rsu aveva approvato quell'intesa. Se allora la Fiom avesse firmato, oggi non sarebbe fuori dal tavolo perché la Fiat avrebbe accettato la sua presenza come sindacato di minoranza dentro il sistema. La selezione degli interlocutori c'è, ma viene fatta in via preliminare: chi accetta di limitare il diritto di sciopero è dentro, chi non lo accetta è fuori. In questo modo i lavoratori non hanno più diritto a una rappresentanza libera ma possono avere solo una rappresentanza vincolata alla limitazione del diritto di sciopero.

Hai parlato di modello Fiat esteso a tutti i lavoratori. In realtà, se c'è un limite che tutti riconoscono di questo accordo è proprio il fatto che non vale per la Fiat, perché non è più iscritta a Confindustria. E comunque sia, se non vale per la Fiat,  l'accordo non dovrebbe valere nemmeno per gli iscritti a tutte le organizzazioni sindacali che non fanno parte di Cgil Cisl e Uil. 


Certo che non vale, però chi non accetta questo accordo non ha i diritti sindacali. Quindi è vero che sei libero, ma sei clandestino. Nessun può partecipare alle elezioni delle Rsu e alle trattative se non accetta le limitazioni al diritto di sciopero. In più, si istituisce un sistema di controllo poliziesco dall'alto sui lavoratori. Mi riferisco in particolare a quella clausola mostruosa - che mi ha fatto dire che siamo di fronte a un vero e proprio “porcellum” sindacale - per cui se un delegato Rsu “dissidente” cambia organizzazione o viene mandato via dall'organizzazione nelle cui liste è stato eletto, viene destituito e non è più delegato. Quindi di fatto si toglie ai lavoratori il diritto di scegliersi i propri delegati. Una volta firmato un accordo, c'è un sistema “a cascata” per cui Cgil Cisl Uil controllano le federazioni nazionali di categoria, queste ultime controllano i territori e i territori a loro volta controllano i delegati.

Per la verità, l'accordo demanda alle categorie la definizione delle procedure di raffreddamento, non c'è alcun accenno a forme di centralizzazione disciplinare e sistemi di controllo “a cascata”…


Non è così, il testo dell'accordo è chiarissimo e chi dice il contrario mente sapendo di mentire. Nell'accordo sulla rappresentanza, c'è la parola “dovranno”. Infatti c'è scritto che, alla firma dei contratti, le categorie “dovranno” decidere le clausole di raffreddamento - cioè che non si sciopera, per essere chiari - e “dovranno” decidere le conseguenze se si sciopera, cioè le sanzioni.

La parola “sciopero” però non è nemmeno nominata nell'accordo, almeno questo lo ammetti…


Infatti si va oltre lo sciopero, si parla di tregue e clausole di raffreddamento, il che è peggio perché include anche le cause legali e altre forme di protesta. Se in Fiat fosse in vigore questo accordo, la Fiom dovrebbe ritirare tutte le cause fin qui intentate. Quindi, ripeto, chi dice che non ci sono limitazioni al diritto di sciopero e che non sono previste sanzioni per chi sciopera mente sapendo di mentire. Il problema di fondo è che la propaganda a favore di questo accordo, come è sempre avvenuto per gli accordi più negativi per i lavoratori, non ricalca il testo dell'accordo. Per cui invito tutti a leggersi il testo dell'accordo e a non basarsi sulle dichiarazioni dei sindacalisti.

E tuttavia sono costretto a farti notare che ci sono altre interpretazioni, diverse dalla tua, di quello che c'è scritto nell'accordo. Il segretario della Fiom, Maurizio Landini, ad esempio, in una intervista all'Unità ha spiegato che «procedura di raffreddamento significa che, se c'è un problema, ci si confronta con l'azienda per risolverlo» e non che si accetta una limitazione del diritto di sciopero.


Allora ti rispondo con la dichiarazione formale che Landini fece all'indomani dell'accordo del 28 giugno 2011. Quando disse, testuali parole, che «le clausole di tregua previste dal 28 giugno», che sono le stesse ora trasferite sull'accordo sulla rappresentanza, «sono inaccettabili e sono un cedimento della Cgil rispetto ai suoi principi». Landini dice una cosa falsa, lui sa perfettamente che il sistema che si sta istituendo non è un altro sistema, tanto è vero che il testo dell'accordo è il testo Fiat. Quindi è Landini che ha cambiato radicalmente posizione.

Questo accordo sulla rappresentanza prevede che un accordo, per essere valido, debba essere sottoscritto dal 50% più uno delle organizzazioni sindacali e approvato, con consultazione certificata, dalla maggioranza semplice dei lavoratori. La Fiom ha sempre detto che avrebbe accettato intese non condivise, purché votate dalla maggioranza dei lavoratori. Così ha fatto alla Piaggio di Pontedera. Dove starebbe adesso la contraddizione?


Anche questo fa parte di una campagna di mistificazione. Alla Piaggio in questi giorni sono in corso scioperi contro quell'accordo. Proprio perché quell'accordo - che la Fiom, è vero, ha accettato dopo il referendum - non prevede limitazioni del diritto di sciopero. Se fosse stato in vigore questo accordo confederale, il sì della Fiom all'accordo Piaggio avrebbe voluto anche dire che la Fiom non poteva più proclamare scioperi. E' chiaro che la maggioranza dei lavoratori ha diritto di decidere un accordo. Ripeto, però, che la Fiom a Pomigliano si è rifiutata di firmare l'accordo del 2010 anche se la maggioranza delle Rsu di Pomigliano e dei lavoratori di quello stabilimento votarono sì. Oggi questo la Fiom non lo potrebbe più fare. E chi dice il contrario, mente sapendo di mentire.

Però chi non è iscritto a Cgil Cisl Uil - lo Slai Cobas a Pomigliano, tanto per fare un esempio - potrebbe proclamare scioperi senza incorrere in sanzioni. Giusto?


Questo è sicuro, però lo Slai Cobas se non accetta le nuove regole non potrà più partecipare alle elezioni delle Rsu. E se per caso a un delegato Rsu Cgil venisse in mente di proclamare uno sciopero, ad esempio sui sabati, in presenza di un accordo siglato dal suo sindacato di appartenenza, verrebbe dimesso da delegato e lo sciopero ritirato. Io invito tutti a leggersi il testo dell'accordo. Voglio sottolineare in conclusione che la Cgil ha violato il suo statuto perché ha firmato questo accordo senza la consultazione dei lavoratori e degli iscritti come invece tassativamente prevede lo statuto.


Roberto Farneti
07/06/2013
da www.rete28aprile.it


martedì 4 giugno 2013

Sull'accordo sulla rappresentanza


Lettera aperta a Maurizio Landini


Caro Landini, hai commentato l’accordo interconfederale del 31 maggio sulla rappresentanza dal sito della tua organizzazione (e poi ribadito nell’intervista rilasciata sabato al Manifesto) giudicandolo “positivo e importante… un passo avanti in materia … di democrazia nei luoghi di lavoro” che riconosce “il valore delle nostre lotte” e che “parla alla politica perché risolve…quella che è una crisi generale della rappresentanza”. Ed invece - interrogato sui “problemi che restano aperti” - l’unico limite che hai identificato è che il patto “non risolve il problema della Fiat”, ed è “proprio per questo necessario arrivare comunque ad una legge” che evidentemente speri possa ricalcare i medesimi contenuti dell’accordo. (...)
Ed allora vediamo quali sono questi contenuti. Nell’accordo del 31 maggio si poggia la rappresentatività sindacale su due gambe: le “iscrizioni certificate” e “il dato elettorale” nelle elezioni per le Rsu. Le “iscrizioni certificate” sono le “deleghe” ovverosia le trattenute sindacali operate dai datori di lavoro, di cui - dopo gli sciagurati referendum del 1995 - solo i sindacati firmatari di contratto (sostanzialmente Cgil Cisl e Uil) hanno diritto. E davvero non credo che proprio tu possa ritenere che l’esclusione dalla possibilità di rappresentare i lavoratori dei sindacati che non hanno firmato il contratto nazionale sia “un passo avanti in materia… di democrazia nei luoghi di lavoro”. Ma ancora più rilevante è l’analisi della seconda gamba, ovverosia “il dato elettorale” nelle elezioni per le Rsu . Ed infatti in base all’accordo del 31 maggio nei posti di lavoro (di certo prevalenti) ove i lavoratori già oggi non votano per eleggere i propri rappresentanti si potrà procedere al “passaggio alle elezioni delle Rsu ….solo se definito unitariamente dalle federazioni aderenti alle Confederazioni firmatarie il presente accordo” con pesantissimo arretramento rispetto al protocollo del 1993 che prevedeva il potere di impulso a qualsiasi sindacato raccogliesse il 5% delle firme dei lavoratori e aderisse alle procedure elettorali di cui al protocollo stesso. Con il patto del 31 maggio il diritto di scelta dei propri rappresentati non è più neppure formalmente dei lavoratori ma diviene una facoltà di Cgil, Cisl e Uil azionabile discrezionalmente a seconda delle convenienze azienda per azienda. Insomma, quand’anche la Fiat rientrasse in Confindustria, comunque senza il consenso di Fim e Uilm e Federmeccanica i lavoratori non potrebbero votare. Ma addirittura stupefacente è la successiva previsione contenuta nell’accordo del 31 maggio per cui comunque - laddove le elezioni delle Rsu invece si terranno - “ai fini della misurazione del voto espresso da lavoratrici e lavoratori nella elezione della Rappresentanza Sindacale Unitaria varranno esclusivamente i voti assoluti espressi per ogni Organizzazione Sindacale aderente alle Confederazioni firmatarie della presente intesa”. 
Insomma - dato che tu stesso additi le regole dell’accordo di venerdì scorso “alla politica” come strumento per “risolve(re)…quella che è una crisi generale della rappresentanza” - è come se consigliassi all’omologo governo di larghe intese di fare una riforma elettorale che dica che il cittadino può scegliere il partito che vuole ma poi, per la distribuzione dei seggi in Parlamento, varranno esclusivamente le tessere e i voti espressi per i soli partiti aderenti alla maggioranza che sostiene il Governo Letta-Alfano, realizzando un sistema quanto meno”protetto” cioè autoritario. 
Ed ancora più stupefacente è che, alla domanda sui limiti dell’accordo, tu abbia del tutto omesso di riferire come per te (e per la tua organizzazione) sia almeno un “problema” il fatto che l’accordo del 31 maggio non solo prevede “l’impegno... a non promuovere iniziative di contrasto agli accordi” ma che ad esso si aggiunge il rinvio ai contratti di categoria per identificare “le conseguenze di eventuali inadempimenti”. E così il patto del 31 maggio ha fatto cadere persino la davvero minimale clausola di garanzia contenuta nell’accordo del 28 giugno 2011 che quanto meno imponeva che le sanzioni riguardassero “non i singoli lavoratori” avendo invece da oggi i contratti nazionali facoltà di colpirli qualora vogliano mettere in campo “iniziative di contrasto” (come subito rilevato dal vicepresidente di Confindustria Dolcetta sul Sole 24 ore del 2 giugno). Insomma forse per qualche giorno la tua personale credibilità e quella della tua organizzazione potranno impedire ai più di comprendere appieno i contenuti dell’accordo e quindi prendere per buona la tua affermazione per cui l’accordo del 3 maggio “riconosce il valore delle nostre lotte”. Ma il punto è che quando dici “nostre” non puoi fare riferimento solo al gruppo dirigente nazionale che ti sostiene e neppure alla sola Fiom ma lo devi fare al ben più ampio movimento di cittadini, studiosi, personalità pubbliche, associazioni, partiti e altri sindacati che con te si sono attivati e battuti. Ti ricordo allora che le “nostre” lotte non erano per sostituire la regola dell’art. 19 dello Statuto per cui può rappresentare i lavoratori solo chi firma il contratto con la nuova regola del 31 maggio per cui possono rappresentare i lavoratori solo Cgil Cisl e Uil. Le “nostre” lotte non erano solo per ottenere il doverosissimo reingresso della Fiom ai tavoli della contrattazione e nella pienezza dell’agibilità sindacale (trattenute, diritto di assemblea eccetera) in cambio della rinunzia al conflitto sindacale e giudiziario. Le “nostre” lotte erano per l’esatto contrario: un nuovo protagonismo conflittuale e democratico dei cittadini al lavoro. E già da sabato e domenica sono iniziate sia a Roma che a Milano contestazioni spontanee che presumibilmente non tarderanno molto ad estendersi via via che si sarà compreso il contenuto del patto del 31 maggio. Credo quindi tu abbia oggi tre scelte davanti a te da prendere molto rapidamente. La prima è dire che il tuo giudizio positivo atteneva alla scelta di contare voti e tessere ma che non approverai mai nessun accordo e nessuna legge che non prevederanno il diritto universale dei lavoratori di votare e il corrispondente dovere di contare voti e tessere di tutti i lavoratori senza alcuno scambio con il diritto al conflitto, continuando così ad essere uno dei protagonisti assoluti della battaglia per la democrazia sul posto di lavoro. La seconda scelta è dire la verità sui disastrosi contenuti dell’accordo del 31 maggio e provare a spiegare la tua posizione per tentare di tenere unito un filo di confronto con i moltissimi che hanno guardato alla Fiom e a te personalmente con speranza e fiducia e che ora si sentono abbandonati e delusi. La terza scelta è continuare a sostenere che l’accordo del 31 maggio sia “positivo e importante… un passo avanti in materia …di democrazia nei luoghi di lavoro” da generalizzare per legge, diventando così tu di fatto un vero e proprio ostacolo (forse il maggiore) sulla strada della democrazia del lavoro in questo paese. Nella sincera speranza tu voglia scegliere la prima strada, ti invio un cordiale saluto 
Roma, 3.6.2013 
Carlo Guglielmi, Presidente del Forum Diritti Lavoro
fonte : Rete 28 Aprile

* * * * * * *

Comitato esecutivo R28A

Lotta a fondo contro l'accordo antidemocratico sulla rappresentanza. (...)


L' accordo sulla rappresentanza viola la Costituzione e lo Statuto
della CGIL, come abbiamo detto e votato nel direttivo nazionale. 
Questo accordo è stato approvato senza rispettare l'obbligo statutario
della consultazione dei lavoratori e degli iscritti, per questo lo consideriamo privo di legittimità formale e agiremo di conseguenza.
La Rete 28 aprile è impegnata a lottare contro questa intesa, per fare sì che essa fallisca e le lavoratrici ed i lavoratori conquistino finalmente il diritto alla rappresentanza e alla democrazia sindacale e venga fermato l'attacco al diritto di sciopero. 
La lotta conto l'accordo sarà parte della mobilitazione contro le politiche di austerità, che il patto impone nei luoghi di lavoro. Diremo no all'accordo per lottare contro la flessibilità e la precarietà, contro il taglio dei salari e i licenziamenti, contro l'aggressione alle condizioni di lavoro e ai diritti, contro lo sfruttamento.
L'accordo impone la esigibilità , cioè il modello Fiat, perché il padronato, che oggi canta vittoria, vuole contratti peggiorativi e lavoratori obbligati ad accettarli. 
La scelta della maggioranza della CGIL e della FIOM di firmare questa intesa contraddice tutta la lotta di questi anni e rappresenta una resa alle posizioni di CISL UIL e del grande padronato.
Per contrastare il patto la Rete 28 Aprile organizzerà una mobilitazione con tutte le sue forze, anche assieme al sindacalismo di base e a forze democratiche, al mondo dei giuristi e dell'impegno civile, ai movimenti sociali.
È necessaria una vasta campagna di informazione, visto che le lavoratrici e i lavoratori vengono tenuti all'oscuro dei reali contenuti della intesa.
Il 29 Giugno a Roma è convocata a Roma l'Assemblea nazionale della Rete, tutte tutti sono impegnati a partecipare per organizzare ed estendere la iniziativa contro l'accordo e costruire l'alternativa in vista del congresso.
L'esecutivo nazionale della Rete esprime solidarietà e pieno sostegno a tutte le compagne e i compagni sottoposti a provvedimenti disciplinari eamministrativi in CGIL. Questa stretta inaccettabile nella vita interna della organizzazione è anch'essa il segno della involuzione burocratica e autoritaria nella vita sindacale, che l'accordo sulla rappresentanza tenta di istituzionalizzare e rendere permanente.
Anche per questa ragione dobbiamo tutte e tutti mobilitarci

Esecutivo nazionale Rete 28 Aprile 
3 giugno 2013

VIDEO :

domenica 2 giugno 2013

La complicità sindacale e la controriforma della Costituzione

Quando ho cominciato a fare il sindacalista negli anni 70 del secolo scorso, dopo ogni accordo sindacale la prima cosa che chiedevano  i lavoratori in assemblea era: ma il padrone lo applicherà? Allora in genere si facevano accordi che miglioravano la condizione delle persone, e la prima preoccupazione era quella di non dover fare troppi scioperi anche per ottenere l'applicazione della intensa appena conquistata. Oggi la piena " esigibilità" degli accordi viene vantata dal presidente della Confindustria come il maggior pregio dell'accordo sulla rappresentanza appena sottoscritto con CGIL CISL UIL .(...)
 La ragione di questa inversione di ruoli è molto semplice, gli accordi che si fanno e si faranno servono a peggiorare il salario e le condizioni di lavoro e quindi è alle persone sottoposte ad essi che bisogna imporre l'ubbidienza. Questo significa la piena applicazione dell'accordo del 28 giugno 2011, con il suo via libera al regime delle deroghe ai contratti nazionali.

L'accordo serve a superare ciò che ancora resta della divisione tra lavoratori garantiti e non, naturalmente estendendo a tutti la condizione peggiore. Del resto la flessibilità dei salari e degli orari è ciò che ci chiede la Commissione Europea per proseguire la politica di rigore. 

L'accordo è la istituzionalizzazione della austerità nei luoghi di lavoro.

In pratica l'accordo istituisce il maggioritario sindacale con soglia di sbarramento.

Attenzione, lo sbarramento vero non è quel confuso 5% di rappresentatività che dovrebbe dare accesso al tavolo dei contratti, quello è un trucco per gonzi e giornalisti economici, perché la selezione avviene prima. Infatti fruiscono del diritto alla rappresentanza solo le organizzazioni che sottoscrivono l'accordo impegnandosi al rispetto di tutte le sue parti. 

Per capirci è come se la nuova legge elettorale stabilisse che possono candidarsi al Parlamento solo le forze politiche che sottoscrivono la politica di austerità, il fiscal compact e quanto altro serva. In fondo la proposta Finocchiaro ci è andata vicino...

Escluso così preventivamente tutto il mondo sindacale che non si riconosce in CGIL, CISL UIL e ancor di più esclusa ogni nuova rappresentanza del mondo del lavoro, affermato il principio  che chi siede al tavolo oggi occupa tutti i posti presenti e futuri, il maggioritario serve a disciplinare ciò che resta di diversità conflittuale, per capirci la FIOM e quelle RSU che ancora organizzano scioperi.

Il maggioritario sindacale stabilisce che una volta scremata preventivamente tra buoni e  cattivi la presenza al tavolo, tra i rimasti la maggioranza decide e la minoranza si adegua.

Bisogna dare atto al senatore Pietro Ichino di essere stato il primo a proporre un sistema di questo genere. 

Tra i sindacati firmatari, accedono al tavolo quelli che rappresentano più del 5% tra iscritti e voti per la elezioni delle Rappresentanze Sindacali Unitarie. Dove i lavoratori non votano per eleggere chi li rappresenta, ma il sindacato nomina propri fiduciari con le RSA, si continuerà a non votare e conterà per la misura della rappresentanza solo il numero degli iscritti.

Fatti tutti questi conteggi, i sindacati che assieme raggiungono il 50% più uno della rappresentanza decidono. 

Sulla piattaforma decidono le organizzazioni senza consultazione dei lavoratori e le aziende trattano solo con la maggioranza,  la minoranza sta al tavolo e guarda. 

Sugli accordi decide la stessa maggioranza e  consulta i lavoratori, in modalità certificate da definire. Cioè non necessariamente con il referendum, ma  anche con il voto palese registrato in assemblea. Sotto questo aspetto l'accordo è più arretrato del modello Marchionne, che è stato instaurato con il referendum.

Una volta deciso si esegue, anche se l'accordo non ti piace.

C'è stata la consueta ipocrisia da parte dei dirigenti sindacali in questi giorni. Noi non accetteremo le sanzioni contro gli scioperi, hanno proclamato. Ma l'intesa confederale ovviamente non ha questo compito, essa definisce un accordo quadro che verrà formalizzato nei contratti e negli accordi aziendali, questi ultimi con le nuove rappresentanze aziendali, appositamente selezionate nelle nuove elezioni e nomine previste nei prossimi sei mesi.

Il testo in ogni caso non si presta ad equivoci. I firmatari si impegnano a definire nei contratti "clausole di raffreddamento", cioè inibizione  dello sciopero e  delle azioni legali.  E non esiste clausola di raffreddamento che non preveda sanzioni per chi non la rispetta. 

Per capirci, se questa intesa fosse stata operativa quando la Fiat impose l'accordo capestro a Pomigliano, la FIOM avrebbe dovuto accettare l'intesa e in cambio sarebbe rimasta al tavolo e avrebbe continuato a godere dei diritti sindacali. Ora la CGIL firma quell'accordo e lo estende a tutto il mondo del lavoro anche per conto della FIOM.

Questo accordo pretende di cancellare dai luoghi di lavoro la stessa idea del conflitto sociale, vuole prevenire le lotte e le rivolte che si preparano. Se esso fosse stato siglato negli anni 50 non avremmo oggi lo Statuto dei lavoratori e quanto ancora resta dei diritti del lavoro e dello stato sociale. Esso definisce il regime della complicità sindacale, secondo la definizione del libro bianco dell'allora ministro Sacconi, ed è il primo atto di una più vasta controriforma della Costituzione repubblicana, sulla quale si stanno accingendo i partiti di governo che esultano ed i poteri economici che festeggiano ancora di più.

Per la CGIL è una resa rispetto ai propri  principi fondativi.

Cosa allora  farà Landini, cancellerà per il classico piatto di lenticchie tutto quello che ha significato in Italia il suo no alla Fiat, oppure manifesterà e organizzerà il dissenso a questa intesa liberticida?  

Speriamo, in ogni caso la lotta alle larghe intese politiche e sindacali avrà un nuovo avvio proprio dalla lotta a questo accordo. Qui bisogna subito costruire l'unità dei tanti che non ci stanno. La  ripresa sociale e politica, l' alternativa alle politiche di austerità passa oggi anche dal rigetto del patto sulla rappresentanza.
 
 
G.Cremaschi - 01/06/2013
Rete 28 Aprile
 

giovedì 30 maggio 2013

L'operazione è tecnicamente riuscita, ma il paziente...

Nello stesso giorno in cui il palazzo festeggia l'annuncio del ritiro da parte della Commissione Europea della procedura di infrazione per eccesso di deficit, l'OCSE rivede in peggio le previsioni sulla disoccupazione ufficiale. 
Che continuerà a crescere per tutto quest'anno e per quello prossimo, fino a superare il 12%,un livello da anni trenta del secolo scorso.Se davvero la questione sociale fosse al centro delle preoccupazioni, il secondo dato avrebbe la precedenza sul primo. Ma naturalmente non è così.(...)

Con le politiche di austerità la classe dirigente del paese ha scelto consapevolmente di pagare le riduzione dello spread finanziario con la più che proporzionale crescita dello spread sociale, il resto sono solo lacrime di coccodrillo e ipocrisia elettorale.

Il Presidente della Corte dei Conti ha calcolato in 230 miliardi di euro il mancato prodotto dovuto alle politiche di austerità. Se nel 2014 sarà possibile davvero, come sostiene il governo, recuperare 10 miliardi per investimenti, sarà un ventitreesimo di ciò che si è perso. 

La crisi e la recessione, con i loro costi sociali sempre più alti, continueranno non  malgrado, ma proprio a causa di quella scelta prioritaria di riduzione del deficit per cui oggi Monti e Letta sono premiati in Europa. 

Come si dice nei più falsi comunicati medici, l'operazione è tecnicamente riuscita, ma il paziente....

Immagino a questo punto la solita obiezione scandalizzata: ma la riduzione del debito pubblico è una priorità assoluta, chi la rifiuta è nemico della buona economia e delle nuove generazioni, a cui quelle vecchie spendaccione lasciano da pagare i conti delle loro dissipatezze.

Per mostrare il carattere assolutamente ideologico e in malafede di questa affermazione basterebbe un dato di fatto. Cioè l'aumento dell'ammontare del debito pubblico. 

Da quando Berlusconi, Monti e ora Letta hanno adottato l'austerità, lo stock del debito è aumentato di quasi 200 miliardi. Quindi le politiche del rigore lasciano alle nuove generazioni più debito da pagare di quelle della "spesa facile".

Se però consideriamo troppo volgare misurarci con la brutalità di questi dati di fatto, allora andiamo alla idea di fondo.

Cosa lasciano le generazioni precedenti a quelle future? Quello che hanno ereditato dal passato, dal Colosseo alle strade agli ospedali alle scuole, e quello che hanno speso per mantenere e migliorare i beni ricevuti. Il debito non è dunque male in sé,  lo diventa   in base a quello che finanzia.

Se si spende per migliorare la vita, l'ambiente,  la cultura, si lascia un debito che le generazioni  future non potranno che positivamente condividere. 

Se il debito serve a pagare i profitti delle banche e della finanza, la corruzione, gli F35 e la Tav in Vallesusa, allora è giusto che sia messo in discussione. 

Il paradosso è che le politiche di taglio del debito nel nome delle nuove generazioni lasciano sostanzialmente inalterate le spese cattive, e massacrano quelle buone. Questa è la sostanza della austerità, che altro non è che il tentativo di continuare le politiche economiche liberiste in crisi, facendone pagare tutti i costi non genericamente a questa o a quella generazione, ma a tutte le persone più povere di tutte le generazioni e a ogni età del mondo del lavoro.

Perché da noi non ci si divide aspramente su questo? Perché la politica ufficiale si scontra spesso sul nulla e mai  sul debito, sull'austerità e sui patti europei che la impongono?

Il conformismo delle classi dirigenti e l'assenza di uno scontro tra alternative reali, che ha come primo effetto l'astensionismo di massa, non è però solo colpa della casta politica o sindacale.

Anche gli intellettuali e il mondo della informazione hanno la loro quota di responsabilità. Negli Stati Uniti il premio Nobel Paul Krugman è arrivato agli insulti con i teorici liberisti della austerità  Rogoff e Rheinart. In Italia gli esperti  economici ufficiali di destra e sinistra quando vanno in tv si danno sempre ragione gli uni con gli altri. E infatti è stato ancora una volta l'americano Krugman ad attaccare Alberto Alesina e la Bocconi per i danni che le loro teorie economiche stanno combinando in Italia e  in Europa. In Italia silenzio.

È di questo che muore il paese, di cure sbagliate propalate e accettate da gran parte della classe dirigente politica e intellettuale per malafede, conformismo, opportunismo. 

Da noi più che mai la crisi economica è crisi intellettuale e morale.


G.Cremaschi - 29/05/2013
Rete 28 Aprile 

lunedì 27 maggio 2013

Dalla Fiom via libera al patto sociale

Non sappiamo come si concluderà la cosiddetta trattativa su rappresentanza e democrazia avviata semiclandestinamente tra i vertici di Cgil Cisl Uil e Confindustria. Trattativa che pareva fino a pochi giorni fa  in dirittura d'arrivo ed oggi e' nuovamente scomparsa nel mellifluo pantano della difficile composizione dei diversi e sostanziosi interessi padronali,politici e sindacali in gioco. Non conosciamo ovviamente i dettagli dell'accordo che verrà, ne' il livello di asprezza del sistema sanzionatorio che accompagnerà il nuovo modello di relazioni. Cosi come non sappiamo quale giudizio particolareggiato esprimerà il comitato centrale della fiom sull'accordo stesso. 
 
Quello che sappiamo con certezza è (...) che si prefigura un sistema corporativo, liberticida e autoritario in cui il voto dei lavoratori diventa, non già la conquista del diritto democratico a decidere sui contratti che li riguardano, ma esattamente  lo strumento per accompagnare la contrattazione di ricatto, di restituzione e per impedire infine l'esercizio dell'opposizione sindacale. Così come sappiamo purtroppo, che la maggioranza del gruppo dirigente Fiom ha dato via libera proprio a quel patto sociale. Lo ha fatto in maniera esplicita, senza tentennamenti ne' infingimenti. 
 
ll massimo organismo Fiom riunito giovedì 23 maggio era infatti chiamato a esprimere un giudizio compiuto  sui contenuti della trattativa a livello confederale. La seduta cadeva dopo gli esecutivi unitari del 30 aprile scorso che hanno licenziato l'intesa Cgil Cisl Uil su rappresentanza e democrazia che è oggi oggetto della trattativa con Confindustria.  In relazione Landini ha presentato l'accordo interno a  Cgil Cisl Uil come una sostanziale affermazione delle battaglie della Fiom per il diritto democratico dei lavoratori di decidere sui contratti che li riguardano. Un giudizio che non condividiamo ed anzi riteniamo reticente rispetto alla vera natura del patto che si profila. 
 
Per questa ragione abbiamo provato a ragionare su un solo punto, il tema dell'esigibilità degli accordi. Proponendo di riconfermare quella che pareva un'ovvietà: la contrarietà Fiom al modello Marchionne che esclude i sindacati non firmatari cancellandone la rappresentanza interna e che per questa ragione impedisce il diritto dei lavoratori ad opporsi ad accordi capestro. Il modello, per capirci, che ancora oggi tiene la Fiom e i suoi delegati fuori dai cancelli e senza agibilità. 
Eppure quella che doveva essere un'ovvietà, è stata considerata addirittura alternativa al giudizio positivo sull'intesa Cgil Cisl Uil espresso nell'ordine del giorno finale della segreteria nazionale e posta in votazione contrapposta. L'ennesimo voto di fiducia al segretario che impedisce, ormai da anni, la libera discussione del Comitato Centrale. 
 
Una scelta grave che conferma la linea del progressivo rientro, dopo aver abbandonato ogni volontà conflittuale, negli angusti spazi del sindacalismo complice, ne più ne meno di quello che da tempo fanno le altre categorie della Cgil, della Cisl e della Uil. Con la sostanziale differenza che chi pagherà il prezzo più alto per questo rientro sono esattamente i delegati e le delegate Fiom che in questi anni hanno lottato, resistito e creduto nel loro sindacato. 
 
Non abbiamo detto no a Marchionne perché mancava un posto a tavola, ma esattamente perché volevamo rovesciare quel tavolo imbandito a spese dei lavoratori. 
La nostra battaglia riparte da qui.
 
 
Sergio Bellavita
portavoce Rete 28Aprile Fiom
http://www.rete28aprile.it - 24/05/2013