mercoledì 27 luglio 2011

Sempre peggio: patto per la crescita!

Pubblichiamo il testo dell'appello rivolto dalle parti sociali al Governo 

«Serve un patto per la crescita che coinvolga tutte le parti sociali» 
Guardiamo con preoccupazione al recente andamento dei mercati finanziari. Il mercato non sembra riconoscere la solidità dei fondamentali dell'Italia. Siamo consapevoli che la fase che stiamo attraversando dipende solo in parte dalle condizioni di fondo dell'economia italiana ed è connessa a un problema europeo di fragilità dei Paesi periferici. A ciò si aggiungono i problemi di bilancio degli Stati Uniti.
Ma queste incertezze dei mercati si traducono per l'Italia nel deciso ampliamento degli spread sui titoli sovrani e nella penalizzazione dei valori di Borsa. Ciò comporta un elevato onere di finanziamento del debito pubblico ed un aumento del costo del denaro per famiglie ed imprese. Per evitare che la situazione italiana divenga insostenibile occorre ricreare immediatamente nel nostro Paese condizioni per ripristinare la normalità sui mercati finanziari con un immediato recupero di credibilità nei confronti degli investitori. A tal fine si rende necessario un Patto per la crescita che coinvolga tutte le parti sociali; serve una grande assunzione di responsabilità da parte di tutti ed una discontinuità capace di realizzare un progetto di crescita del Paese in grado di assicurare la sostenibilità del debito e la creazione di nuova occupazione.

Roma 27 luglio 2011

Abi, Alleanza Cooperative italiane (Confcooperative, Lega cooperative, Agci), Cgil, Cia, Cisl, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confindustria, Reteimprese Italia (Confcommercio, Confartigianato, Cna, Casartigiani, Confesercenti), Ugl

martedì 26 luglio 2011

Strategie da Camusso - Non valgono i voti dei lavoratori non iscritti

La strategia Camusso non prevede dissenso e blinda l'accordo interconfederale del 28 giugno scorso: «Il voto eventualmente espresso da non iscritti o da lavoratori iscritti ad altre Organizzazioni non potrà in nessun modo essere preso in considerazione»

Domanda: come fa una importante organizzazione sindacale che consulta i lavoratori su un accordo impopolare ad occultare un risultato (prevedibilmente) sgradito? Risposta: con un referendum secretato. Ovvero disegnando un omissis, come nei documenti dei servizi segreti. Non ci credete? Per ulteriori precisazioni chiedere all’ideatrice di questo ennesimo paradosso del burocratese sindacale, Susanna Camusso.
PER QUANTO POSSA sembrare incredibile, infatti, la segretaria generale della Cgil ha avuto una pensata da manuale, per disinnescare con un trattamento “bulgaro” ogni possibile dissenso all’ultimo accordo che ha sottoscritto: ha preso carta e penna, e ha scritto alle organizzazioni del suo stesso sindacato incaricate di organizzare le consultazioni nelle fabbriche, di tenere segreti i risultati dei lavoratori non iscritti.
Ancora una volta non ci credete? Questo il passaggio testuale: "Il voto eventualmente espresso da non iscritti o da lavoratori iscritti ad altre Organizzazioni non potrà in nessun modo essere preso in considerazione". Compresa la comunicazione dei risultati finali. Ovviamente anche questo ennesimo pasticcio del burocrate-sindacalese ha una spiegazione che rende comprensibile, non tanto la scelta suicida, ma almeno la logica che l’ha guidata.
La Camusso, infatti, si prepara a fronteggiare il presumibile dissenso all’accordo che ha appena firmato insieme alla Cisl e alla Uil con Confindustria: questo accordo, che abbiamo definito il “porcellum sindacale”, annulla il voto dei lavoratori sui contratti (già questa una bella pensata) quando la maggioranza dei rappresentanti sindacali lo sottoscrive. In pratica: se il 50% più uno dei rappresentati sindacali firma un contratto (a seconda delle fabbriche bastano anche due sole organizzazioni) non si vota. In virtù di questo accordo, poi, i sindacati firmatari, sono vincolati a non scioperare. Un patto oneroso per la Cgil, soprattutto per quella parte dell’organizzazione (la Fiom, ma non solo) che aveva fatto del consenso la bandiera delle ultime battaglie (a partire dai referendum alla Fiat).
QUINDI SI PREPARA a fronteggiare il sindacato di Maurizio Landini (che fa votare iscritti e non iscritti) predisponendo un protocollo quasi brezneviano. In virtù del regolamento interno e delle interpretazioni che la stessa Camusso sollecita alla Commissione di garanzia, l’unico organismo dirigente che si può pronunciare sulla materia è il direttivo: in tutte le sedi e in tutte le assemblee, si potrà illustrare una sola posizione. Indovinate quale? Quella della Camusso.
Ma anche la Fiom adotta le sue contromosse. Il sindacato dei metalmeccanici sceglie di stampare il testo, senza commenti e di diffonderlo, così almeno i lavoratori sapranno che cosa votano. Certo, questa volta a temere il voto non sono la Confindustria e gli altri sindacati, ma gli stessi dirigenti Cgil. Così, la burocratja sindacale partorisce: il voto invisibile.
Secondo la segretaria della Cgil, infatti, si possono consultare i lavoratori, solo a patto di non divulgare il loro verdetto. Sarebbe come far vedere la partita solo agli spettatori della tribuna, sarebbe come fare le primarie in America consentendo il voto solo agli agit prop dei comitati
elettorali democratici o repubblicani, sarebbe come fare le elezioni e limitare lo scrutinio solo agli iscritti ai partiti.
L’ultima ciliegina? “L’invito scrive ancora la segretaria è a dare puntuale attuazione alle modalità di consultazione definite dal Comitato direttivo nazionale della CGIL affinché tutti i voti delle iscritte e degli iscritti siano considerati e concorrano ad approvare l’Accordo”. Quelli che votando, insomma, concorrono solo ad approvarlo. Una bella idea della democrazia diretta.
Ma si sa, nel tempo in cui tutto cambia, chi ha paura di essere sconfitto preferisce nascondere i fatti piuttosto che incassare una bocciatura.

di Luca Telese, il Fatto Quotidiano, 26 luglio 2011

sabato 23 luglio 2011

La sentenza Fiat è una vittoria per la Fiom

Parlare di «pareggio» o addirittura di «vittoria 2 a 1» per il Lingotto, come fa il prof. sen. Ichino, è una grossolana stupidaggine indotta solo dall’odio pregiudiziale verso la Fiom. Ichino, che afferma lo scarso rilievo della condanna per comportamento antisindacale, che comporterebbe per la Fiat «25 giorni» di semplice consultazione sindacale, (ai sensi dell’art. 47 l. 428/90), fa semplicemente ridere: il Tribunale di Torino «ordina a Fabbrica italia Pomigliano di riconoscere, in favore di Fiom Cgil, la disciplina giuridica come regolata dal Titolo Terzo (Dell’attività sindacale), artt. Da 19 a 27 della legge 20 maggio n. 300 (Statuto dei Lavoratori)». L’art. 47 l. 428/90, dunque, non c’entra.
Mi ha sorpreso, invece, il commento problematico de il manifesto, sapendovi intelligenti e in grado di capire la portata della sentenza. Avendo partecipato alla stesura del ricorso e alle fasi del giudizio, sintetizzo la «domanda» della Fiom, e cosa è stato accolto dal Giudice.
La Fiom ha chiesto di essere reintegrata a Pomigliano nella titolarità di tutti i diritti spettanti al sindacato ai sensi dello Statuto dei lavoratori: costituzione di Rsa, diritto di chiedere assemblee, indire referendum, raccogliere contributi, fruire di permessi retribuiti e non per i suoi dirigenti, di affissione e avere a disposizione locali all’interno dell’unità produttiva, etc.
E ciò pur non avendo firmato – e ancora rifiutandosi di farlo – i contratti collettivi imposti dalla Fiat per lo stabilimento napoletano (estesi via via agli altri). Quanto alle ragioni del domandare Fiom ne ha avanzate diverse, essenzialmente due: 1) il comportamento illecito, perché antisindacale, delle tre società Fiat, Fiat Group Automobiles, Fabbrica Italia Pomigliano (Fip) anche in ipotesi di legittimità degli atti negoziali e dei contratti; 2) l’elusione dell’art. 2112 c.c. in quanto Fip ha provveduto a «nuove assunzioni» invece che dar corso alla prosecuzione del rapporto di lavoro con i dipendenti.
Il Tribunale ha accolto la domanda dichiarando «antisindacale la condotta posta in essere da Fiat spa, Fiat Group Automobiles spa, Fabbrica Italia Pomigliano spa, perché determina, quale effetto conseguente, l’estromissione di Fiom Cgil dal sito produttivo di Pomigliano».
Vi assicuro che questi pareggi, o sconfitte come dice il prof. Ichino, qualunque avvocato li vorrebbe subire tutti i giorni!
La migliore riprova del reale esito della controversia è fornita dalla rabbiosa e scomposta reazione di Fiat («congelo gli investimenti») e dalle dichiarazioni dei dirigenti di Cisl, Uil, Ugl ecc., in evidente stato confusionale dopo aver incassato – anche loro formalmente – la prima cocente sconfitta nella storia dei conflitti sindacali nel mondo (sicuramente in Europa), per «comportamento antisindacale»: questi sindacati, infatti, imprudentemente (ma anche impudentemente) sono intervenuti nel giudizio a sostegno della Fiat, poi condannata per comportamento antisindacale, per chiedere il rigetto del ricorso della Fiom.
La sentenza è stata emessa ai sensi dell’art. 28 Statuto dei lavoratori che contiene anche la importante previsione di condanna penale, ai sensi dell’art. 650 c.p., per il datore di lavoro che non ottempera alla sentenza.
Per l’accoglimento della domanda basta la fondatezza di una sola delle varie ragioni poste a suo fondamento: poiché l’elusione dell’art. 2112 c.c. riguarda prevalentemente i diritti dei singoli lavoratori, gli stessi faranno valere nella cause individuali le loro ragioni. Insomma, Fiat (e chi l’ha sostenuta anche nel giudizio) si proponeva di estromettere la Fiom dai suoi stabilimenti e questo suo obiettivo è fallito.
PIER LUIGI PANICI
Legale del collegio di difesa della Fiom
tratto da il manifesto 

venerdì 22 luglio 2011

L’Europa delle banche è il nostro nemico

L’accordo europeo che le borse e la stampa hanno accolto con grande entusiasmo, prepara un nuovo drammatico attacco ai diritti sociali e alle stesse libertà dei lavoratori e dei popoli europei. Non c’è niente da gioire per il fatto che il governo europeo delle banche ha trovato un’intesa per pilotare il fallimento della Grecia, senza far rimettere troppi soldi alla speculazione. La cambiale di questo accordo la pagheranno tutta, come già stanno facendo, i lavoratori e i cittadini greci, che hanno visto in pochi mesi regredire di trent’anni le loro condizioni sociali.
La pagherà la civiltà e la democrazia, la pagheranno i beni comuni, il patrimonio culturale, se è vero che un ministro finlandese ha chiesto il Partenone, in garanzia dei prestiti alla Grecia, e se è vero che il presidente del parlamento europeo Junker ha detto che in questo momento la Grecia non può permettersi di essere una democrazia. La dittatura bancaria che governa l’Europa ha trovato un accordo, ma già ora si annuncia che dovremo pagarne tutti i costi.
Il Sole 24 ore ha addirittura fatto i conti su quanto si risparmia con la pensione a 70 anni. Perché non calcolarla allora fino a 80? I risparmi sarebbero ancora maggiori.  Le privatizzazioni, le liberalizzazioni, la mercificazione di tutto sono il prezzo da pagare per la stabilità dell’Europa delle banche. E non è un caso che la manovra del governo italiano, un attacco durissimo alle condizioni di vita e al salario di tutti noi, sia stata elogiata a Bruxelles, così come è stato elogiato l’accordo interconfederale che distrugge contratto nazionale e democrazia. Quest’Europa delle banche ci è totalmente nemica e per questo dobbiamo combatterla. Non ci sarà libertà, non ci saranno diritti, non ci saranno eguaglianza e giustizia, né tantomeno ci saranno cambiamenti nel modello di sviluppo e nell’economia, fino a che la dittatura delle banche governerà e fino a che i governi europei avranno molta più paura di un verdetto di Moody’s o di Goldman Sachs piuttosto che dell’indignazione e della rivolta dei popoli.
Questo è il punto: dobbiamo fare paura a chi comanda. Devono avere più paura delle nostre lotte che dei verdetti della speculazione finanziaria mondiale, solo così fermeremo l’attacco alla nostra civiltà che viene dalla dittatura bancaria. La rivolta contro questa Europa, assieme a tutti i popoli d’Europa, è l’appuntamento vero per l’autunno.
di Giorgio Cremaschi

Camusso a Fiom: Per noi vale solo voto degli iscritti

Nelle consultazioni sull'accordo interconfederale del 28 giugno vale solo il voto degli iscritti. Lo ha ribadito il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, polemizzando con la Fiom che chide invece di estendere il voto a tutti i lavoratori.
"Per noi - ha affermato intervenendo all'assemblea dell'ala riformista della Fiom - vale solo il voto degli iscritti e non fa bene a nessuno, nemmeno alla Fiom contrapporre il voto dei lavoratori a quello degli iscritti". Camusso ha poi fatto riferimento alla recente sentenza del giudice del lavoro di Torino sul contratto Fiat di Pomigliano osservando che "non bisogna privarsi di nessun strumento nemmeno di quello giudiziario, ma bisogna fare attenzione alle cause e a dove possono portare. La ragionevolezza direbbe che la soluzione legale all'infinito non porta risultati, occorre una soluzione sindacale".
Quanto ai dissensi manifestati più volte dalla Fiom rispetto alla linea generale e alla richiesta giunta anche dagli altri sindacati di usare il pugno di ferro, Camusso ha puntualizzato che "non esistono sanzioni disciplinari o espulsioni e chi cerca o provoca rotture dentro o fuori da noi non ha capito nulla. Per noi gli iscritti ala Fiom sono iscritti alla Cgil e chi cerca quello, ha sbagliato strada. Penso, tuttavia - ha aggiunto - che in una organizzazione confederale può esistere una divergenza di vedute su alcuni punti ma non un dissenso strutturale. Questo è un problema che si deve risolvere".

giovedì 21 luglio 2011

Rinaldini: "Cosa sta succedendo in CGIL?"

Dalle strutture della CGIL ci segnalano che viene negata all'Area programmatica la CGIL che Vogliamo la possibilità di pubblicare volantini e materiali a sostegno del giudizio negativo all'accordo confederale del 28 giugno che prevede, tra l'altro, le deroghe contrattuali e nega il voto delle lavoratrici e dei lavoratori sugli accordi aziendali.
Siamo all'inverosimile di una consultazione in corso nella quale non vengono presentate le diverse posizioni espresse nel Direttivo della CGIL Nazionale ma solo quelle di maggioranza e, adesso, viene perfino negata la stessa possibilità di esercitare pubblicamente il dissenso utilizzando risorse che sono di tutta l'Organizzazione, maggioranza e minoranza. Il gruppo dirigente della CGIL e la Segretaria generale si stanno assumendo per intero la grave responsabilità di negare la democrazia nella vita interna. dell'Organizzazione con una consultazione che si svolge senza alcuna regola e forma di controllo concordata,dove tutto viene deciso e gestito da una parte, seppure maggioritaria dell'Organizzazione.
La CGIL che Vogliamo chiede che i lavoratori e le lavoratrici iscritti/e alla CGIL si possano esprimere consapevolmente e liberamente nelle assemblee di consultazione sull'accordo del 28 giugno.
Perché mai una libera espressione di voto fa tanta paura alla maggioranza della CGIL?

Gianni Rinaldini,coordinatore nazionale de La CGIL che Vogliamo

lunedì 18 luglio 2011

Sentenza Fiat Pomigliano: può saltare l’accordo del 28 giugno e sarebbe una buona notizia per i lavoratori

Come al solito la grande stampa e la grande tv, hanno inizialmente fatto propaganda per la Fiat, spiegando che la Fiom aveva perso e che le ragioni dell’azienda erano state accolte. In particolare il giornale di famiglia, La Stampa, ha addirittura taciuto nei titoli la condanna per antisindacalità della Fiat. Poi, con un imbarazzo ben visibile, gli stessi giornali han dovuto dare notizia dei malumori e delle minacce di Marchionne contro la sentenza. Sentenza che è sicuramente contraddittoria, ma che comunque rappresenta un ostacolo enorme per la linea Fiat di distruzione dei diritti sindacali.
Da un lato, infatti, il giudice ha dato ragione alla Fiat sulla legittimità dell’accordo separato per Pomigliano e quindi anche per quelli successivi. In realtà il giudice semplicemente non ha accolto il ricorso di illegittimità da parte della Fiom nazionale su quegli accordi, mentre rimane tutto lo spazio per le cause individuali che i lavoratori intenderanno presentare per rivendicare i propri diritti contro la Newco. D’altro lato, però, la sentenza ha condannato con chiarezza il comportamento antisindacale della Fiat, affermando che la Fiom non può essere esclusa dai diritti sulla rappresentanza in fabbrica. Nella sostanza la sentenza del giudice mette in discussione uno dei cardini della strategia antisindacale della Fiat, la cosiddetta esigibilità degli accordi, affermando che un sindacato che si oppone all’accordo, in questo caso la Fiom, non può essere escluso dalla rappresentanza aziendale. D’altra parte per la Fiat la pace sociale e il divieto di sciopero sono indispensabili per imporre le terribili condizioni di lavoro previste dall’accordo. Per questo l’azienda ha fatto sapere che sono sospesi gli investimenti a Torino, peraltro meno di un decimo di quelli inizialmente previsti per il piano Fabbrica Italia che è scomparso nel nulla. Magari è proprio una scusa, ma resta il fatto che la Fiat non accetta più un sindacalismo libero nelle proprie aziende.
A questo proposito gli avvocati dell’azienda hanno presentato in tribunale, a proprio sostegno e difesa, l’accordo del 28 giugno firmato da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria. E’ la prima volta che accade e questo atto significativamente smentisce chi aveva pensato e detto che la Fiat fosse contro l’accordo interconfederale. In realtà l’unico problema che ha l’azienda è che quell’accordo non è retroattivo. Se infatti quell’accordo fosse già operativo, la Fiom potrebbe entrare negli stabilimenti Fiat solo accettando gli accordi separati e impegnandosi a rispettarli. Quell’accordo istituisce un mostruoso maggioritario sindacale, per cui gli accordi firmati dalla maggioranza dei sindacati impongono obbedienza anche ai sindacati di minoranza non firmatari. Per questo è stato definito il “porcellum sindacale”. La Fiat ha tentato di far sì che fosse il giudice a rendere retroattivo quell’accordo, ma non c’è riuscita. La sentenza assegna alla Fiom il diritto alla rappresentanza, anche se non firmataria dell’intesa di Pomigliano. 
A questo punto è evidente che o passa la linea Bonanni, il quale ha già dichiarato che chiamerà tutta la Cgil e la Fiom a rispondere dell’accordo del 28 giugno, cioè a impegnarsi ad accettare l’accordo di Pomigliano. Oppure, se la Fiom confermerà la propria posizione di non considerarsi in alcun modo vincolata dall’accordo separato, allora l’intesa interconfederale andrà clamorosamente in crisi. Con buona pace del gruppo dirigente della Cgil, che in queste settimane ha diffuso interpretazioni di quell’accordo che sono state brutalmente smentite dalla Confindustria, dalla Cisl, dalla Uil, dalla Fiat nelle stesse aule dei tribunali. Se la Fiom, come noi crediamo, continuerà la lotta contro gli accordi capestro in Fiat, ci sarà un grande beneficio per tutti i lavoratori perché l’accordo del 28 giugno sarà inesigibile alla sua prima uscita. Bisogna allora agire subito per allargare questa incrinatura e far sì che l’accordo interconfederale alla fine salti. Sarebbe la migliore notizia possibile per tutti i lavoratori italiani.

di Giorgio Cremaschi