giovedì 11 novembre 2010

Richiesta d'incontro sulle prospettive di INSIEL

Considerata la delibera di Giunta 2977 del 30- 12- 2009 che:
Conferma il ruolo strategico di Insiel quale “..soggetto attuatore delle politiche di semplificazione amministrativa della Regione..”
Conferma la necessità di “.. disporre che gli uffici dell’amministrazione regionale e degli enti funzionali della Regione si avvalgano di Insiel S.p.A., in quanto società strumentale della Regione, per l’acquisizione di beni e servizi rientranti nel oggetto sociale della medesima..”
Considera “.. necessario alla luce della normativa comunitaria e nazionale in materia di società in house verificare le ipotesi di allargamento della partecipazione societaria ad Insiel Sp.A. ad altri soggetti pubblici ..”
Autorizza gli uffici regionali competenti a predisporre di concerto la bozza di una nuova legge regionale su Insiel S.p.A.
Delinea un percorso di ampliamento della compagine societaria di Insiel S.p.A

Considerata la Legge regionale n. 8 del 04/06/2010, “Norme urgenti in materia di societa' partecipate dalla Regione”, che conferma la legge regionale 27 aprile 1972, n. 22 e ribadisce che il servizio reso Insiel SpA “a favore degli enti del Servizio sanitario regionale e degli enti locali della regione, è strumentale all'attività della Regione in quanto reso nell'interesse, in funzione e su incarico della stessa.”
Considerata la delibera 1780 approvata il  9 settembre 2010 che all’art.33 specifica le funzioni del Servizio sistemi informativi ed e-government, che comprendono:
  • coordinamento, pianificazione, controllo e progettazione del Sistema informativo Regionale SIR, e coordinamento degli interventi per lo sviluppo dei sistemi informativi di interesse degli Enti locali; 
  • definizione di standard, approvvigionamento e cura la messa a disposizione delle dotazioni informatiche dell’Amministrazione regionale; 
  • sviluppo e la realizzazione di servizi sia applicativi che infrastrutturali per l’attuazione delle politiche dell’e-government, con particolare riguardo all’integrazione ed all’interoperatività dell’azione tra enti soggetti territoriali e nazionali; 
  • gestione dei rapporti con le società di informatica, verificando gli adempimenti contrattuali connessi; 
  • esercizio del controllo analogo sulla società di informatica in house secondo le modalità stabilite dalla Giunta regionale.
Considerata la mancanza, a oggi, di quell’intervento legislativo in materia di Società dell’Informazione in Friuli Venezia Giulia, annunciato come imminente nel corso dell’audizione della I commissione consiliare del 15 luglio u.s. e che, in base alle dichiarazioni dei suoi promotori, ha tra gli obiettivi quello di rilanciare il ruolo strumentale di Insiel anche autorizzando l’allargamento della compagine societaria dell’azienda ai soggetti pubblici regionali interessati e coinvolti nello sviluppo di un sistema informativo integrato regionale;
Considerato che l’incertezza del quadro legislativo sta creando una effettiva difficoltà nella gestione operativa dell’azienda e che questa sta provocando uno stallo nell’organizzazione interna con ovvie ed evidenti ricadute sulle possibilità di Insiel di svolgere il proprio ruolo.
Le RSU e OOSS di Insiel, al fine di prevenire i rischi per le prospettive industriali ed economiche dell’azienda e di pregiudizio della valorizzazione di un patrimonio regionale di professionalità e competenze di Information e Communicaton Technology,
chiedono un urgente  incontro alla Proprietà-Regione che permetta di comprendere quale sia lo stato di avanzamento dell’iter di discussione della proposta di legge sulla Società dell’Informazione e quali siano i tempi per il riordino delle normative che definiscono attualmente il ruolo di Insiel e l’esercizio, da parte dell’azienda, delle proprie competenze in materia di sviluppo dell’ICT e dell’e-governement.

martedì 9 novembre 2010

Testo conclusivo del Comitato Centrale dell'8 novembre

A) Il grande successo della manifestazione nazionale dello scorso 16 ottobre a Roma rafforza le ragioni della nostra mobilitazione, indica l'esistenza di un vasto dissenso sociale alle politiche del Governo e della Confindustria chiede alla Fiom ed alla Cgil di continuare con una azione ed una pratica sindacale nei luoghi di lavoro e nel Paese che coerentemente difenda l'occupazione e delinei un'alternativa sociale e industriale di uscita dalla crisi.
La grande partecipazione al 16 ottobre ha rimesso al centro della discussione sociale e politica, il lavoro quale interesse generale del Paese, il valore del Contratto nazionale, e della democrazia in alternativa alla deleteria pratica degli accordi separati, ed ha riaffermato che a partire dalla Fiat non è accettabile lo scambio tra riduzione dei diritti e investimenti, ma al contrario va affermata  una nuova politica industriale socialmente ed ambientalmente sostenibile fondata sulla qualità delle prestazioni lavorative, sulla stabilità dell'occupazione, sull'innovazione dei prodotti, sul diritto alla Contrattazione collettiva, su un nuovo intervento pubblico nell'economia anche per una nuova occupazione.
Il 16 ottobre è stato capace di unire, a partire dalla piattaforma della Fiom, le lotte in corso degli studenti, dei precari, dei lavoratori pubblici e privati, dei migranti, dei pensionati, dei movimenti sui beni comuni e in difesa dello stato sociale, dei movimenti in difesa della Costituzione e contro la deriva del Governo Berlusconi, avviando dei rapporti, un percorso ed un dibattito nuovo che va alimentato  e perseguito sia a livello nazionale che sul territorio.
In tale ambito il Comitato Centrale della Fiom, da mandato alla Segreteria nazionale di definire le modalità di sostegno e di partecipazione alla settimana di mobilitazione organizzata dallo Spi nel mese di novembre, alla mobilitazione degli studenti il 17 novembre, alla mobilitazione nazionale per i diritti dei migranti promossa dalla Cgil per il 18 novembre ed alla mobilitazione indetta dai movimenti per l'acqua per il 4 dicembre 2010.
B) Il Governo con il consenso della Confindustria ha fatto approvare dalla sua maggioranza in Parlamento il famigerato Collegato al Lavoro, legge che il Presidente della Repubblica aveva rinviato alle Camere, con cui si destruttura il diritto del lavoro nel nostro paese, rendendo sempre più difficile per il singolo lavoratore far valere in sede giudiziaria la lesione dei propri diritti.
La Confindustria ha ribadito che va affrontato il nodo della crescita di produttività agendo in due direzioni:
•    rendere ancora più libero senza vincoli l'utilizzo del ricorso ai contratti a termine e di somministrazione ed allungare il periodo di prova per le assunzioni a tempo indeterminato;
•    effettuare un tagliando all'accordo separato del 2009 al fine di sancire che un Contratto nazionale più “lungo e generale”, derogabile a livello aziendale, più leggero sui temi dell'orario dell'inquadramento e del salario è ciò che serve alle Imprese. Vogliono avere l'utilizzo degli impianti, la distribuzione degli orari (giornalieri, settimanali, mensili, annuali) più utile alle esigenze produttive e di mercato. Vogliono trasformare il salario in un elemento totalmente variabile legato all'andamento aziendale.   
Contemporaneamente la Fiat continua a negare qualsiasi confronto sul piano industriale, continua a voler cessare le attività a Termini Imerese facendo saltare oltre 2.500 posti di lavoro, disdice gli accordi aziendali in vigore in materia di agibilità sindacale e di contrattazione dei tempi e metodi di lavoro ed ha reso esplicita la volontà di procedere a Pomigliano con la costituzione di una nuova Newco in cui riassumere individualmente gli attuali lavoratori già dipendenti del gruppo Fiat nel sito campano, per sancire il completo superamento del Ccnl.

A fronte di tutto ciò il Comitato Centrale della Fiom è impegnato a:
•    favorire la massima partecipazione, dei metalmeccanici alla manifestazione nazionale indetta dalla Cgil per sabato 27 novembre a Roma;
•    confermare la richiesta alla Cgil di proclamare lo sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private e dei pensionati.
Il Comitato Centrale della Fiom impegna tutte le proprie strutture a realizzare un'ampia e diffusa campagna di informazione in tutti i luoghi di lavoro e in tutto il Paese, e a tal fine proclamare 2 ore di sciopero contro il Collegato al lavoro.
Dà mandato alla Segreteria nazionale di valutare la possibile predisposizione di una lettera d'impugnazione dell'illegittimità dei contratti a termine e di richiesta di trasformare a tempo indeterminato per realizzare nei 60 giorni previsti dal Collegato al lavoro una campagna straordinaria di lotta al lavoro precario.
C) Il Comitato Centrale della Fiom valuta che il tavolo di confronto aperto con le controparti imprenditoriali, proposto dalla Confindustria, si sta svolgendo senza che l'insieme dell'organizzazione abbia potuto conoscere e discutere preventivamente i contenuti e le proposte con le quali la Cgil partecipa a tale negoziato.
Il Comitato Centrale considera non condivisibile che siano stati consegnati al Governo documenti con il consenso della Cgil in cui ad esempio si richiede “di incrementare e rendere strutturali tutte le scelte normative che incentivano la contrattazione di secondo livello, che collegano aumenti salariali variabili all'andamento delle imprese”. Così nei fatti si svuota il ruolo salariale dei contratti nazionali, tanto più in una situazione di grave crisi.
Così come ad esempio, in presenza dell'accordo di Pomigliano e dell'accordo separato sulla derogabilità, nel caso della nostra categoria, non è condivisibile che la Cgil condivida che “nuovi investimenti produttivi e le crisi occupazionali nel Mezzogiorno dipendono da riforme di sostegno al lavoro, attraverso l'utilizzo di tutte le strumentazioni contrattuali nazionali e decentrate”.
In ogni caso il Comitato Centrale della Fiom, considera che materie relative agli orari di lavoro ed ai contenuti della contrattazione collettiva che compongono la prestazione lavorativa siano e debbano rimanere di titolarità della categoria.
Per queste ragioni il Comitato Centrale della Fiom considera non praticabile il tavolo di confronto sulla produttività proposto dalla Confindustria e chiede alla Cgil di sospendere tale negoziato e di mettere nella condizione tutta l'organizzazione fino ai luoghi di lavoro di poter conoscere e discutere preventivamente le scelte e gli orientamenti negoziali della Cgil.
In tale contesto per superare la pratica degli accordi separati si impone la necessità di definire regole certe sulla rappresentanza e sulla democrazia. La definizione di una proposta da parte della Cgil deve essere il frutto di una tale discussione che sappia mettere al centro il diritto al voto del singolo lavoratore, per poter decidere e partecipare.
Tali scelte sono necessarie tanto più a fronte di un’evidente crisi del Governo di centro-destra e per impedire qualsiasi scambio tra questioni sociali ed evoluzione del quadro politico.
D) Il Comitato Centrale valuta positivamente gli accordi aziendali ad oggi realizzati che confermano l'applicazione del Ccnl del 2008 e riconoscono aumenti salariali certi ed aggiuntivi per le lavoratrici e i lavoratori.
Le strutture territoriali ad ogni livello sono impegnate ad estendere tale azione negoziale in difesa del Ccnl del 2008 ed avviare anche il contenzioso giuridico per affermare che il Ccnl efficace e legittimo in vigore nel settore metalmeccanico è quello del 2008 senza alcuna derogabilità.
Il Comitato Centrale convoca per il 3 e 4 febbraio 2011 l'Assemblea nazionale delle delegate e dei delegati per decidere, contenuti, tempi e modalità di presentazione della piattaforma per il rinnovo del Ccnl del 2008 e per valutare e decidere tutte le azioni necessarie a garantire una coerente continuità con la manifestazione del 16 ottobre 2010.
La Segreteria nazionale è impegnata a predisporre specifiche iniziative di approfondimento.
Il Comitato Centrale dà mandato di convocare entro gennaio 2011 un’Assemblea delle delegate e dei delegati migranti per una discussione complessiva su come far vivere tale tema nella discussione e nella pratica della Fiom. Tale assemblea dovrà vedere anche la partecipazione del Comitato Centrale.
E) Il Comitato Centrale, condivide e sostiene la scelta del Coordinamento nazionale del Gruppo Fiat di aver convocato per il 18 novembre 2010 l'assemblea delle delegate e dei delegati a Roma, per decidere tutte le iniziative necessarie a difendere, innovare e sviluppare le filiere di produzione di mezzi di trasporto in Italia e dell'occupazione, nel rispetto del Ccnl e delle leggi del nostro Paese.
F) Il Comitato Centrale della Fiom in coerenza con gli obiettivi ed il successo della manifestazione del 16 ottobre avanza le seguenti proposte:
•    La riunificazione del mondo del lavoro pone la necessità di assumere quale evoluzione dell'attuale sistema di relazioni sindacali la realizzazione del Contratto dell'Industria.
Il processo di unificazione a livello europeo dei sindacati dell’industria (metalmeccanico, chimico, tessile) deve prevedere uno sforzo analogo a livello italiano. In questa ottica, nel nostro Paese si può prevedere quale passaggio intermedio l'unificazione dei Contratti nazionali per ogni categoria.
Il Ccnl deve avere l'obiettivo di difendere e di incrementare il valore reale dei salari assumendo di redistribuire con il Ccnl parte della ricchezza prodotta verso il salario delle lavoratrici e dei lavoratori. Deve mantenere una struttura certa e comune sull'insieme dei diritti e dei contenuti della prestazione lavorativa a partire dall'orario e dall'inquadramento. La contrattazione di secondo livello deve avere carattere integrativo al Ccnl e può svilupparsi a livello di azienda, di sito e di filiera affrontando così il problema della sua estensione anche nelle imprese di minore dimensione occupazionale.
•    Nel confermare il valore della proposta di legge da noi presentata in parlamento e la necessità di una regolamentazione legislativa in materia di democrazia e rappresentanza, si propone a Federmeccanica a Fim e Uilm l'apertura di un tavolo e di confronto per definire l'eleggibilità della Rsu anche nelle imprese sotto i 15 dipendenti, il superamento dell'1/3 riservato alle organizzazioni sindacali, procedure per la validazione delle piattaforme e degli accordi tramite il ricorso al voto referendario anche in caso di diverse posizioni.
•    La possibile istituzione di un reddito di cittadinanza che, nell'ambito di una riforma del sistema di ammortizzatori sociali e di previdenza sociale, sia da un lato in grado di garantire il diritto allo studio a tutti, dall'altro affronti la questione di una tutela a fronte di una disoccupazione non volontaria, figlia di una precarietà esasperata.
G) Campagna “Io sto con la Fiom”.
Il Comitato Centrale della Fiom dà mandato alla Segreteria nazionale ed alla Consulta Organizzativa di predisporre una campagna di sindacalizzazione e di sostegno alla Fiom-Cgil straordinaria articolata sulle seguenti azioni:
1.    Invitare le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici non iscritti a nessun sindacato a iscriversi e sostenere la Fiom e di conseguenza a non versare la quota contrattuale a Fim e Uilm.
2.    Avviare da gennaio 2011 una campagna di rinnovo della delega e di nuove iscrizioni ala Fiom-Cgil.
3.    Organizzare un Tour con rappresentanti dello spettacolo, della cultura, e della società civile a sostegno della piattaforma del 16 ottobre.
4.    Trasformare la Cassa di resistenza metalmeccanica in un'associazione aperta ai contributi individuali di chi intende sostenere le azioni della Fiom e le lotte delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici, con modalità che saranno presentate alla discussione.
Approvato all’unanimità

lunedì 8 novembre 2010

Il patto sociale che uccide la speranza

Leggendo i giornali, con il cambio di segretario generale la Cgil sembra avere accelerato la corsa verso il patto sociale con la Confindustria, anche se in queste settimane tre accordi hanno già spinto decisamente in quella direzione.
Il primo è stato l’accordo all’Unicredit. In un settore che ha ricominciato a macinare profitti, come quello bancario, si è accettato il taglio di migliaia di posti di lavoro e 3mila licenziamenti veri e propri. I lavoratori espulsi sono stati sostituiti, almeno in parte, da giovani assunti con salario e condizioni normative peggiori. A coronamento del tutto, evidentemente per evitare proteste e dissensi, si è concordato che i nuovi assunti siano prima di tutto scelti tra i figli dei dipendenti. Un accordo subalterno e corporativo, firmato anche dalla Cgil evidentemente senza ricordare gli interventi di Bruno Trentin contro intese dello stesso segno, ma assai meno gravi. Dopo questo accordo si è aperta la campagna sul patto sociale. L’ha lanciata la Confindustria nella sua conferenza di Genova e tutta la grande stampa e i principali partiti di governo e opposizione hanno esaltato la possibilità di un ritorno a casa della Cgil. Pochi giorni dopo gli incontri di Genova la Federmeccanica ha sottoscritto con Fim e Uilm un accordo separato che distrugge con le deroghe il contratto nazionale e che prepara l’estensione a tutti i metalmeccanici dei diktat di Marchionne a Pomigliano. Nello stesso giorno il Parlamento licenziava definitivamente il “collegato lavoro” che impone ai nuovi assunti l’accettazione dell’arbitrato al posto del ricorso alla magistratura. Così, mentre si proclamava la necessità del patto sociale anche con la Cgil si proseguiva a rendere operativo l’accordo separato sul sistema contrattuale e sui diritti firmato da governo Confindustria, Cisl e Uil nel 2009. A maggior chiarimento che la Cgil viene chiamata a sedere a un tavolo già imbandito da altri, il vice presidente della Confindustria Bombassei ha specificato che sulle regole e sul sistema contrattuale si tratta solo di effettuare un “tagliando” rispetto agli accordi già operativi. Nonostante questo il tavolo del patto sociale si è avviato con la presenza della Cgil e con l’assenza del governo. Il che ha suscitato gli entusiasmi della grande stampa e di gran parte dell’opposizione che ha affidato a quella sede il compito di scalzare dal suo potere Silvio Berlusconi. Si sono così siglati due accordi interconfederali. Il primo è stato quello su cassaintegrazione e fisco. Benignamente gli industriali, senza assumere nessun impegno sull’occupazione, hanno concesso di chiedere assieme ai sindacati più cassaintegrazione, compresa quella in deroga che Marchionne vuole applicare abusivamente in Fiat.
Inoltre si è concordato di chiedere gli sgravi fiscali solo sul salario legato alla produttività, escludendo la parte fissa della retribuzione. Il ministro Sacconi ha giustamente considerato queste intese un’applicazione del programma del suo governo e Tremonti si è affrettato a finanziarle.
Subito dopo c’è stato l’accordo sull’apprendistato. Come ha giustamente scritto sul manifesto l’ex assessore del lavoro della regione Puglia Marco Barbieri, quell’accordo è la realizzazione dell’impostazione della Gelmini sulla riduzione dell’obbligo scolastico a favore del lavoro in azienda e del libro bianco del ministro Sacconi sulla flessibilità.
Queste intese però sono solo un assaggio. L’obiettivo grosso del patto sociale è infatti l’accordo sulla produttività.
Già il tema stesso rappresenta un depistaggio falso e ingiusto dei problemi reali del Paese. L’Italia non ha un problema di produttività del lavoro, ma di efficienza, produttività e innovazione del capitale e della spesa pubblica. E’ lì che bisogna investire e innovare e migliorare, non nel rendimento materiale dei lavoratori. Invece, sull’onda dell’offensiva di Marchionne contro i diritti dei lavoratori, si apre un tavolo che ha come unico scopo la discussione sulla prestazione di lavoro. Per la Cgil il solo accettare un confronto su queste basi così ingiuste e retrive, è una sconfitta. Se poi davvero si dovesse giungere a un accordo che estende a tutto il mondo del lavoro le flessibilità di Pomigliano allora saremmo a una disfatta.
E tuttavia il tavolo si è aperto e nella sua relazione programmatica, che proprio per questo ha avuto un giudizio negativo della sinistra della confederazione, Susanna Camusso ha esaltato e valorizzato quel confronto. La verità è che, come mostra la campagna di stampa e la pressione bipartisan che si esercita sulla Cgil, il patto sociale è oggi un’operazione puramente politica. Essa è infatti finalizzata a creare le condizioni per una sostituzione indolore di Silvio Berlusconi con un governo di unità e responsabilità nazionale. Lo squallido crepuscolo del presidente del consiglio ha accelerato questo processo per cui da diverse parti si sostiene che in fondo un po’ di produttività in più è un piccolo sacrificio per il mondo del lavoro, se in cambio si ottiene la cacciata di Berlusconi.
Il fatto è però che gli accordi che si preparano, così come quelli sottoscritti, sono la pura attuazione del programma economico e sociale del governo di centrodestra e degli accordi separati. Se la Cgil dovesse davvero cedere a questa pressione dei poteri forti e dell’opposizione moderata, compirebbe una scelta di puro autolesionismo. Un patto sociale firmato dalla Cgil oggi sarebbe la rottura totale con le speranze e la voglia di cambiamento della piazza del 16 ottobre, che manifestava sia contro il regime berlusconiano sia contro quello che vuole imporre l’amministratore delegato della Fiat.
La nuova segretaria generale della Cgil ha ricevuto dai grandi mass media una sorta di pubblica investitura con il mandato di sottoscrivere il patto sociale. Bisogna che questo non accada e che tutta la Cgil sia messa di fronte alla responsabilità di guidare ed estendere l’opposizione sociale, quella che oggi pretende giustamente lo sciopero generale.

Giorgio Cremaschi
[articolo pubblicato il 7 novembre 2010 su "Liberazione"]

sabato 6 novembre 2010

Intervista a Gianni Rinaldini - "Il 16 ottobre ci ha detto che esiste un'atra strada"

La nomina della Camusso a segretario generale della Cgil non ha messo fine alla dialettica interna. Anzi, le sue dichiarazioni programmatiche e soprattutto la «pratica» (è in corso una trattativa sulla «produttività» con Confindustna) sembrano accentuare le differenze. Gianni Rinaldini, coordinatore dell'area «La Cgil che vogliamo», stavolta mette da parte la diplomazia.
Quali strade per il sindacato, ora?
La Cgil è a un bivio. Tra la necessità di affermare una pratica contrattuale e rivendicativa e quella di rovesciare ciò che Confindustria, Cisl, Uil e governo hanno costruito nel corso di questi anni come risposta alla crisi. E' necessario fare un'operazione di verità: stanno attuando con assoluta coerenza la distruzione della struttura dei diritti (ultimo esempio il Collegato lavoro) e del contratto. Non siamo - anche nei rapporti sindacali - di fronte a divergenze su questa o quella rivendicazione; ma ad un progetto fondato sulla riduzione del contratto nazionale a puro elemento di «cornice generale»; dove gli aumenti retributivi sono legati a questo o quell'indice inflazionistico, e i diritti vengono nel frattempo demoliti sul piano legislativo. E tutto il resto, a partire dall'orario di lavoro, viene derogato alla contrattazione di secondo livello. Oppure, come variante, queste materie contrattuali vengono trasferite a licello aziendale o territoriale. Mentre la crescita della parte retributiva viene relegata a livello aziendale, nella forma totalmente variabile legata alla produttività, agevolata con misure fiscalo.
Ci sono già passi concreti?
Ritengo grave che quest'ultimo aspetto sia presente nell'accordo tra le parti sociali fatto come proposta al governo, che non a caso - con Sacconi - ha già detto che sarà recepito. Nello stesso tempo, cresceranno ovunque, sotto diverse forme, gli enti bilaterali, che assumono sempre più caratteristiche sostitutive- non «integrative» - di parti rilevanti dello stato sociale. Si può dire, al momento, che tutto quanto era previsto nel «piano Maroni» del 2001 - completato dal Libro bianco di Sacconi - è stato fatto. Manca solo il preannunciato «statuto dei lavori».
Dove sbaglia l'attuale dirigenza?
Rispetto a questo scenario, la Cgil non pub continuare a balbettare con la logica della «riduzione del danno». Deve definire una propria idea, proposta e pratica rivendicativa coerente, fondata sulla riconquista del contratto nazionale e l'autonomia negoziale, costruendo una mobilitazione e una reale iniziativa in tema di diritti, tutele, occupazione, democrazia.
Non è utile Il tavolo ora aperto?
Un tavolo sulla produttività, in questo quadro, è completamente privo di senso; la prima cosa che dovrebbe chiedere un sindacato è il blocco dei licenziamenti. Come peraltro hanno fatto altri sindacati in Europa, a cominciare dalla Germania. Qui c'è già l'11%o di disoccupazione. L'elemento centrale, e per me assolutamente discriminante, è il terreno della democrazia. Tanto più di fronte a un pluralismo sindacale. Si può articolare in materia una proposta, che però non può prescindere da un dato: i lavoratori debbono potersi esprimere tramite referendum, anche su posizioni diverse, sulle loro piattaforme e i loro contratti. Questo non è in realtà un dato scontato nemmeno per la Cgil. Perché so bene - visto in quanti parlano di «innovazione» e «modernità» - che si tratta di affermare la democrazia come diritto dei lavoratori e non come proprietà delle organizzazioni sindacali. Questo è un elemento di assoluta novità nella storia del movimento operaio. Anch'io negli anni '70 consideravo sbagliato lo strumento del referendum; la nostra cultura d'allora privilegiava il ruolo dell'organizzazione rispetto all'esercizio del voto. E' singolare che tutti quelli che parlano ora di «innovazione» non assumano questo come il vero elemento di novità, l'unico che permette di affermare una vera autonomia delle organizzazioni sindacali.
Ci sarà uno sciopero generale?
Dopo la manifestazione del 27, penso si debba passare attraverso una mobilitazione generale dei lavoratori. Perché non si tratta solo di proclamare lo sciopero, ma di costruirlo con una campagna di massa nei posti di lavoro, le università, le scuole, tra i precari. Per esempio, spiegando cosa combina il «Collegato lavoro» sui diritti, cosa sta succedendo sul piano della contrattazione o sul taglio dei servizi e della spesa sociale. Bisogna porre la Cgil al centro del disagio profondo presente nel paese, che può prendere altre strade, se non trova un riferimento di aggregazione e speranza.
Ma intanto si sta trattando...
Il problema vero, che capisco ma non condivido, è che c'è una profonda contraddizione tra il proclamare uno sciopero generale contro Confindustria e governo e, nel frattempo, proseguire tavoli generali e fare «avvisi comuni» con Confindustria. È per queste ragioni, quindi, che la Cgil si trova davvero di fronte a un bivio. In cui l'aspetto della democrazia, sia nei confronti dei lavoratori che all'interno dell'organizzazione, diventa l'aspetto decisivo. Sono assolutamente convinto che non c'è futuro per organizzazioni di massa come la Cgil, che tengono assieme milioni di lavoratori e pensionati, se non sono fondate su un radicale processo di democrazia. Purtroppo, nel recente congresso, con un'operazione statutaria, abbiamo avuto un preoccupante peggioramento. Basti pensare che è stato respinto persino un emendamento teso ad affermare che, a fronte di posizioni diverse, fosse vincolante presentare queste posizioni in tutte le assemblee degli iscritti.
Sembra un percorso tutto in salita. Dove vedi la speranza?
Credo che la manifestazione del 16 abbia dimostrato - prima, durante e dopo - che non esiste un problema di isolamento nei rapporti con la gente; ma che viceversa c'è una grande aspettativa e disponibilità alla costruzione di un'opposizione proposi-t iva, alternativa, sui processi sociali e politici in atto.

Articolo su il Manifesto del 5 novembre 2010 di Piccioni Francesco

giovedì 4 novembre 2010

Same (Treviglio) - Vergognoso: un dirigente della Same investe un delegato della Fiom

Oggi ai cancelli della Same un delegato della Fiom è stato investito da un dirigente dell'azienda. Quanto è accaduto è vergognoso! Diamo piena solidarietà al compagno che ha subito l'incidente e a tutta la RSU Fiom. Segue il comunicato di S.Grisa e della RSU Fiom 

COMUNICATO STAMPA

4 novembre 2010
Fatto gravissimo oggi alla Same di Treviglio: un dirigente della Same investe ai cancelli un delegato della Fiom
Stamattina durante il presidio organizzato dalla RSU Fiom della Same di Treviglio, un dirigente dell'azienda, Angelo Ripamonti, forzando i picchetti con l'automobile, ha volutamente investito un delegato della Fiom Cgil. Ora il delegato è ricoverato in pronto soccorso all'ospedale di Treviglio.
I fatti sono accaduti verso le 9 e un quarto. Ancora più grave è il fatto che il dirigente, subito dopo aver investito il delegato, non ha prestato soccorso e anzi ha avuto l'arroganza di minacciarlo, chiedendo nome cognome e numero di matricola. 
Ecco chi sono i veri violenti! Questo è il clima che ha creato Same in queste settimane.
I lavoratori della Same erano in presidio di fronte ai cancelli dell'azienda per protestare contro la decisione dell'azienda di interrompere il tavolo della trattativa per il rinnovo del contratto aziendale. Dopo i fatti accaduti il 30 settembre scorso, infatti, l'azienda ha scritto tramite Confindustria di Bergamo una lettera al segretario della Fiom di Bergamo, dichiarando che non è disponibile a riaprire il tavolo di trattativa, fino a quando non saranno presi provvedimenti contro il funzionario della Fiom che segue l'azienda e i delegati della Rsu Fiom. Per riaprire il tavolo della trattativa, la Rsu Fiom e i lavoratori della Same sono in mobilitazione da giorni.
La posizione dell'azienda è infatti inaccettabile e quanto accaduto oggi gravissimo.
A nome di tutta la Fiom Cgil di Treviglio esprimo piena e totale solidarietà al delegato vittima degli incidenti di stamattina.

A fronte della gravità di quanto accaduto, chiedo alla direzione della Same di prendere urgentemente provvedimenti contro il dirigente responsabile del gravissimo fatto avvenuto stamattina. 
Simone Grisa (Fiom Cgil Treviglio) e la RSU Fiom Same

mercoledì 3 novembre 2010

Intervento di Gianni Rinaldini, Coordinatore dell'Area Programmatica "la Cgil che Vogliamo", sulle dichiarazioni programmatiche di Susanna Camusso

La riserva di voto sul segretario generale da me espressa in consultazione è sciolta:non sono d’accordo con le dichiarazioni programmatiche di Susanna Camusso. E’ in corso un confronto tra le parti sociali cui la CGIL partecipa senza nessun coinvolgimento né mandato del Comitato Direttivo. E’ stato sottoscritto un primo blocco di intese da inviare al Governo del tutto sconosciuto agli organismi della CGIL. Ho avuto modo nei giorni scorsi di vedere i testi pubblicati sui siti delle controparti senza peraltro trovarne traccia alcuna nell’informazione interna. Ho letto, tra l’altro,che “le parti sociali ritengono essenziale che siano incrementate e rese strutturali tutte le scelte normative volte a incentivare la contrattazione di secondo livello che collega gli aumenti retributivi all’aumento della produttività e redditività”.Così si interviene direttamente sulla stessa dinamica della contrattazione, così si assume una parte significativa del modello contrattuale che Confindustria, CISL, UIL hanno già sottoscritto in dissenso con la CGIL che non ha firmato quell’accordo. Dove come quando abbiamo assunto questa decisione? Camusso ci ha appena spiegato che continuerà il confronto, affrontando il capitolo della produttività sulla quale sono chiare le posizioni di Confindustria, così come espresse da Bombassei nel recente convegno di Genova.
Con quali posizioni la CGIL si è seduta e si siederà a quel tavolo?Aprire questo confronto mentre il Collegato sul lavoro,costruito sulla base di un avviso comune tra le parti sociali, CGIL esclusa, distrugge il diritto del lavoro, mentre il Governo blocca la contrattazione nel pubblico impiego , mentre Federmeccanica e Confindustria annullano il contratto nazionale di lavoro rappresenta una scelta sbagliata e subalterna. Camusso ci ha spiegato che l’eventuale sciopero generale sarà deciso dal Comitato Direttivo di dicembre sulla base di una valutazione sullo stato di avanzamento delle risposte delle nostre controparti. Cosa significa?Che il Governo deve ritirare il Collegato sul lavoro?Che deve annullare il blocco della contrattazione pubblica?Che Federmeccanica deve cancellare le deroghe?Pare evidente che quando si parla di “avanzamenti” ci si riferisce solo al patto sulla produttività, quello che la presidente di Confindustria chiama il patto sociale, annunciandolo per dicembre. Se questo è, si apre un gigantesco problema di democrazia in CGIL. Camusso ha annunciato un Comitato Direttivo prima della manifestazione del 27 Novembre per discutere la proposta della CGIL su democrazia e rappresentanza:se le coordinate di tale progetto sono quelle espresse oggi se nessun riferimento è presente al referendum io non sono d’accordo. Non c’è chi non veda che il referendum è ben altra cosa di una consultazione certificata. Per quanto riguarda infine la vita interna dell’organizzazione, non c’è stato alcuna visione realmente democratica sull’esercizio del pluralismo interno:non è rispetto del pluralismo pensare ad una pregiudiziale adesione al programma. La storia della CGIL ha visto differenti soluzioni al tema. Questa è decisamente la peggiore, la meno rispettosa delle diversità, la meno autenticamente democratica. Per l’insieme di queste ragioni esprimo il mio dissenso alle dichiarazioni programmatiche. Ovviamente, una volta eletta dal Comitato Direttivo, Camusso sarà il segretario generale di tutti.

martedì 2 novembre 2010

Perché no a Susanna Camusso

Il fatto che una donna sia eletta per la prima volta segretaria generale della Cgil è sicuramente un fatto importante e positivo. Ma sarebbe un’offesa alla storia delle donne di questo sindacato far derivare solo da questo fatto un giudizio favorevole alla candidatura di Susanna Camusso. Il mio è contrario.
Susanna Camusso viene candidata segretaria generale della Cgil sull’onda di una campagna mediatica che non ha avuto precedenti nella storia degli insediamenti dei segretari generali dell’organizzazione. Una parte rilevante di tale campagna, sempre più insistente negli ultimi giorni, punta a presentare la nuova segretaria generale come colei che riporterà finalmente la Cgil nell’alveo della concertazione del patto sociale, superando le ambiguità di Epifani e mettendo a posto la Fiom. 
Non ci sono state sufficienti smentite a questa campagna promozionale e la storia del dirigente sindacale Susanna Camusso la presenta come naturale interprete di una linea moderata e, come si dice oggi in tutti i palazzi della politica, “riformista”.
Ma non è solo una questione di tendenze filosofiche. C’è una stretta immediata che la Cgil deve affrontare. La piazza del 16 ottobre ha chiesto con forza lo sciopero generale. Nello stesso tempo la Confindustria, alla fine delusa anch’essa da Berlusconi, tenta un patto sociale che ha al centro la produttività del lavoro, cioè le scelte di Marchionne contro i lavoratori Fiat. La Cgil ha annunciato lo sciopero in piazza, ma poi l’ha tolto dall’agenda e si è seduta al tavolo delle trattative dichiarandosi disposta a negoziare a livello confederale sulla produttività. Una scelta di questo genere sarebbe un regalo senza precedenti alle posizioni più oltranziste e retrive del padronato italiano. Tuttavia nel quadro di crisi politica in cui sta precipitando il paese, la spinta a un pateracchio sulla produttività è fortissima. Come dimostra il recente accordo unitario sull’apprendistato in cui Cgil e Regioni di sinistra hanno sostanzialmente accettato la linea della Gelmini sulla formazione aziendale e quella di Sacconi sul mercato del lavoro.
Siamo al dunque, nelle prossime settimane i lavoratori che sono scesi in piazza il 16 ottobre e quelli in lotta in questi giorni possono ricevere dalla Cgil conferme e sostegni oppure terribili delusioni.  Speriamo che non sia così ma in ogni caso è bene che nuova segretaria sappia che se davvero dovesse seguire gli indirizzi verso cui la spingono tanti sospetti estimatori, si troverà contro una parte rilevante dell’organizzazione. E’ bene che tutto sia chiaro fin da subito.
di Giorgio Cremaschi