giovedì 22 aprile 2010
venerdì 16 aprile 2010
Affinchè il sindacato esista non basta che faccia accordi, deve fare giustizia. Per riconquistare il Contratto dobbiamo presentare ai lavoratori una piattaforma
Sintesi dell’intervento di Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom-Cgil, al 25° Congresso nazionale dell’organizzazione in corso di svolgimento a Montesilvano.
“A Epifani vorrei dire che non c’è nell’intera storia della Cgil l’idea che il sindacato esiste se fa accordi. Per noi il sindacato esiste se fa giustizia. Del resto, della Fiom tutto si può dire meno che sia un sindacato che non fa accordi. In questo periodo di crisi ne stiamo facendo molti: contro la chiusura degli impianti, su Cassa integrazione ordinaria e straordinaria, sui contratti di solidarietà, sull’utilizzo di corsi di formazione e, quando possibile, dei veri e propri accordi di secondo livello.”
“Nella sua relazione introduttiva, Rinaldini ha fatto una analisi molto preoccupata e, vorrei dire, molto preoccupante della situazione della crisi in Italia e nel mondo e della deriva a destra in atto nel nostro Paese. Se lo ha fatto non è certo per ragioni congressuali, ma perché preoccupante è effettivamente la situazione in cui dobbiamo oggi agire.”
“Per noi, il problema dei problemi è che non abbiamo il Contratto. Ciò non dipende da noi, ma dalla Confindustria di Marcegaglia e Bombassei che hanno voluto imporre alla categoria, attraverso Federmeccanica, un accordo separato. E questo perché la crisi è considerata dalla parte peggiore del nostro Paese un’occasione per regolare i propri conti con il mondo del lavoro, la democrazia e la Costituzione.”
“L’oggetto della nostra discussione è proprio questo. Cosa fa la Cgil per fronteggiare questa situazione? Da questo punto di vista, dico sinceramente che ho trovato deludenti le parole pronunciate ieri qui da Epifani. Infatti mi chiedo: come farà la Cgil a costruire un nuovo modello contrattuale? Con quale forza lo farà? Se non ci riescono i metalmeccanici chi potrà riuscirci?”
“Il punto è che per noi democrazia sindacale e unità sindacale sono due facce della stessa medaglia. I metalmeccanici sono stati la categoria più unitaria. Nella nostra storia l’unità sindacale non era un fatto di vertice, ma era basata sull’unità dei lavoratori. Ed è tutt’ora vero che l’unità è una cosa importante per i lavoratori se vedono in essa uno strumento che accresce il loro potere e non un mezzo attraverso il quale viene tolto loro potere.”
“Il Segretario generale della Fim ci ha detto che si augura un libero confronto con noi su diversi modelli sindacali. Ma nella situazione attuale, nel nostro Paese, non c’è una libera competizione tra diversi modelli sindacali. E ciò perché il Governo e la Confindustria vogliono imporci il loro modello e cancellarci. E ciò ancora perché dietro il nostro modello sindacale c’è un modello di società non compatibile con quello condiviso da Berlusconi e Bombassei e con cui Cisl e Uil sono d’accordo.”
“Il nostro obiettivo è quello di riconquistare un nuovo modello contrattuale e per provare a raggiungerlo dobbiamo fare la cosa più semplice: presentare ai lavoratori una nostra piattaforma. E’ una scelta difficile. Davanti a noi abbiamo una lunga marcia.”
martedì 13 aprile 2010
lunedì 12 aprile 2010
mercoledì 31 marzo 2010
31 Marzo - Comunicato segreteria nazionale Fiom
La Segreteria nazionale della Fiom esprime forte apprezzamento per la decisione del Presidente della Repubblica di rinviare alle Camere la legge sull’arbitrato. Questa legge offende i più elementari diritti costituzionali delle lavoratrici e dei lavoratori, tra i quali quello di poter ricorrere da un giudice a tutela dei propri diritti.
A questo punto è necessaria la più vasta mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori e dell’opinione pubblica democratica affinché il Parlamento fermi definitivamente questa legge ingiusta e incostituzionale. La Fiom è impegnata a organizzare, nelle prossime settimane, una mobilitazione che segua direttamente il confronto parlamentare sulla legge.
A questo punto è necessaria la più vasta mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori e dell’opinione pubblica democratica affinché il Parlamento fermi definitivamente questa legge ingiusta e incostituzionale. La Fiom è impegnata a organizzare, nelle prossime settimane, una mobilitazione che segua direttamente il confronto parlamentare sulla legge.
Comunicato sulla cancellazione della Resistenza e dell'Antifascismo dai testi scolastici.
Scopriamo, con preoccupazione, profondo sconcerto e indignazione che, dopo aver ridotto drasticamente il tempo dell’insegnamento scolastico della storia, nei nuovi programmi dedicati alla materia, tra tutti i fondamentali “nuclei tematici”, non compaiono l’Antifascismo, la Resistenza e la Liberazione. Si compie così un salto di ineguagliabile acrobazia storiografica tra il fascismo e la conquista della democrazia nel nostro Paese che non è certo sorta spontaneamente dal nulla. Un’omissione pensata, riflettuta fino alla sua codificazione, essendo impossibile immaginare un atto dell’ignoranza. Scopriamo inoltre che dai consiglieri stessi del Ministro, On. Gelmini, arriva una giustificazione: “Lo studio della Resistenza è importante ed è previsto nelle nuove indicazioni nazionali”.
Previsto, forse, ma non esplicitato. Perché? Ebbene, in virtù dell’impegno prospettato dal Ministro di voler educare alla cittadinanza e alla Costituzione i nostri ragazzi ed essendo la Costituzione stessa - come ben si sa - nata dalla Resistenza, dal sangue di migliaia di combattenti per la libertà, l’ANPI chiede che nei programmi definitivi di storia si ponga immediatamente rimedio ad un vuoto grave al quale non è estranea l’accondiscendenza al revisionismo antistorico di un Governo la cui maggioranza ha tentato vergognosamente di equiparare con una legge dello Stato i repubblichini di Salò ai partigiani.
La Segreteria Nazionale dell’ANPI invita tutte le sue strutture locali a mobilitarsi con iniziative tempestive e adeguate insieme a tutto l’associazionismo antifascista e della Resistenza affinché - con piena consapevolezza dell’intollerabile progetto governativo che oscura i valori e i principi della nostra Repubblica e della nostra democrazia – vi sia una forte, chiara, diffusa reazione delle forze politiche, dei sindacati, dell’associazionismo democratico oltre che determinati pronunciamenti in Parlamento e nelle Istituzioni locali.
Roma, il 31 marzo 2010
LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI
Previsto, forse, ma non esplicitato. Perché? Ebbene, in virtù dell’impegno prospettato dal Ministro di voler educare alla cittadinanza e alla Costituzione i nostri ragazzi ed essendo la Costituzione stessa - come ben si sa - nata dalla Resistenza, dal sangue di migliaia di combattenti per la libertà, l’ANPI chiede che nei programmi definitivi di storia si ponga immediatamente rimedio ad un vuoto grave al quale non è estranea l’accondiscendenza al revisionismo antistorico di un Governo la cui maggioranza ha tentato vergognosamente di equiparare con una legge dello Stato i repubblichini di Salò ai partigiani.
La Segreteria Nazionale dell’ANPI invita tutte le sue strutture locali a mobilitarsi con iniziative tempestive e adeguate insieme a tutto l’associazionismo antifascista e della Resistenza affinché - con piena consapevolezza dell’intollerabile progetto governativo che oscura i valori e i principi della nostra Repubblica e della nostra democrazia – vi sia una forte, chiara, diffusa reazione delle forze politiche, dei sindacati, dell’associazionismo democratico oltre che determinati pronunciamenti in Parlamento e nelle Istituzioni locali.
Roma, il 31 marzo 2010
LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI
giovedì 25 marzo 2010
Tre no alla proposta di Bonanni
Ci sono tre obiezioni di fondo da rivolgere ai ragionamenti che Bonanni su “Il Sole 24-Ore” rispetto alla democrazia sindacale. La prima è che una legge sulla democrazia e la rappresentanza sindacale è necessaria proprio perché sono saltati tutti gli accordi unitari e perché non ha più funzionato il sistema dell’autoregolamentazione. La non credibilità dei dati degli iscritti, che lo stesso Bonanni ammette, è solo l’effetto patologico ultimo di questa situazione. Occorre quindi una legge sulla rappresentanza e non semplicemente un’intesa tra Cgil, Cisl e Uil che non ha funzionato e non funzionerebbe.
In secondo luogo non si può legare la legge all’attuazione dell’accordo sul sistema contrattuale. Quell’accordo è contestato da una parte dei sindacati e quindi non può diventare la base per la nuova democrazia sindacale.
Infine, ma non da ultimo, la legge sulla democrazia sindacale non può essere consociativa. Non può fondarsi sul principio che prima tutti i sindacati sono d’accordo tra loro e poi, forse, i lavoratori votano. La democrazia sindacale deve prima di tutto disciplinare e regolare il diritto dei lavoratori a decidere da quale sindacato essere rappresentati e se approvare o no piattaforme ed accordi, anche e soprattutto quando i sindacati non sono d’accordo.
In conclusione l’intervista di Bonanni su “Il Sole 24-Ore” dimostra la giustezza della scelta della Fiom di raccogliere le firme su una proposta di legge di iniziativa popolare. Il segretario della Cisl ripropone ancora una volta le posizioni che hanno portato alla rottura e alla paralisi della democrazia sindacale.
Infine, ma non da ultimo, la legge sulla democrazia sindacale non può essere consociativa. Non può fondarsi sul principio che prima tutti i sindacati sono d’accordo tra loro e poi, forse, i lavoratori votano. La democrazia sindacale deve prima di tutto disciplinare e regolare il diritto dei lavoratori a decidere da quale sindacato essere rappresentati e se approvare o no piattaforme ed accordi, anche e soprattutto quando i sindacati non sono d’accordo.
In conclusione l’intervista di Bonanni su “Il Sole 24-Ore” dimostra la giustezza della scelta della Fiom di raccogliere le firme su una proposta di legge di iniziativa popolare. Il segretario della Cisl ripropone ancora una volta le posizioni che hanno portato alla rottura e alla paralisi della democrazia sindacale.
Giorgio Cremaschi
Intervista a Raffaele Bonanni (testo integrale)
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