martedì 11 agosto 2015

La truffa renziana dei "posti a tempo indeterminato"

A sentire Renzi che gongola per l'aumento dei posti "a tempo indeterminato" vien voglia di menare le mani. Se poi "la notizia" arriva da una nota stampa dell'Inps, allora vien voglia di scatenare una bella rissa. Conviene ricordare infatti che il presidente dell'Inps è quel Tito Boeri - de LaVoce.info e altro - messo lì da Renzi grazie alle "proposte" elaborate proprio da Boeri per distruggere il sistema pensionistico per come lo conosciamo.
Uno porge all'altro l'assist per giustificare l'orrore che entrambi hanno in mente da anni, e l'un l'altro si fanno i complimenti per l'ottimo lavoro svolto. Al confronto, Berlusconi e Dell'Utri erano due campioni di imparzialità...
Vediamo prima i dati dell'Inps, resi noti stamattina. Nei primi sei mesi del 2015, i nuovi contratti a tempo indeterminato sono cresciuti del 36% (+252.177), quelli a tempo determinato sono rimasti stabili e quelli di apprendistato si sono ridotti (-11.500). Le trasformazioni di vecchi contratti precari in contratti a tempo indeterminato sono aumentate del 30,6%.
I numeri vanno spiegati, altrimenti non significano niente. Per Renzi e la sua banda questo significa che "siamo sulla strada giusta", che il Jobs Act funziona, ecc. Bastano due calcoli e mezzo ragionamento per smentirlo.
1) E' forse aumentata l'occupazione? Niente affatto, come spiega spesso l'Istat: «a oggi gli effetti del Jobs Act sembrano esserci soprattutto sulle stabilizzazioni dei contratti precari». Traduzione semplice: molti contratti a tempo determinato sono stati trasformati in "indeterminati". Una buona cosa, potremmo ammettere anche noi, se ci fosse ancora l'art. 18, se esistessero ancora tutele serie contro i licenziamenti senza giusta causa, ovvero decisi dalle aziende per togliersi dai piedi lavoratori non sufficientemente obbedienti. Se uno è licenziabile in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo viene meno anche ogni differenza tra un contratto precario e uno "a tempo indeterminato". Di fatto.
2) Perché le imprese trasformano i posti precari in posti (per niente) stabili? Per un motivo semplice: per tre anni non pagano più i contributi previdenziali (all'Inps) per i "nuovi assunti" a tempo indeterinato. Un risparmio medio di 8.000 euro a persona, per tre anni, concesso anche se la persona non cambia. Ovvero: hai un lavoratore con contratto a termine? Aspetti che arrivi a scadenza, oppure lo licenzi subito, e poi lo riassumi con la nuofa formula. Smetti immediatamente di versare i contributi all'Inps e tra tre anni - secondo tutte le interpretazioni legali correnti - potrai ripetere il giochetto con lo stesso lavoratore.
3) Chi paga i contributi previdenziali all'Inps? La fiscalità generale dello Stato. Quindi si peggiorano i conti pubblici (e infatti per prorogare questa norma anche al 2016 si prevede che servano 2 miliardi) e anche quelli dell'Inps, perché i "nuovi assunti" prendono sempre anche un salario più basso, quindi con livelli contributivi minori. In altri termini, ci rimettiamo tutti noi contribuenti (quel buco viene coperto con altre tasse, o tagli dispesa, che significano meno servizi o più cari) e tutti questi "nuovi assunti", che si vedono confezionare una carriera contributiva più povera e quindi - se ancora ci saranno,al momento in cui diventeranno vecchi - anche pensioni più "magre". Chi ci guadagna? Solo le imprese.
Se trovate un renziano che gioisce in pubblico citando questi dati "miracolosi"... procedete come meglio credete.


Redazione Contropiano
http://contropiano.org/

lunedì 10 agosto 2015

Il mio pensiero razzista del giorno


il dio fallito

Ve la ricordate quella bella favoletta che vi hanno insegnato in tutte le scuole di ogni ordine e grado che avete frequentato e i cui personaggi erano la "concorrenza perfetta" che garantiva il massimo dei benefici ai produttori e ai consumatori di beni, il mercato quale "migliore allocatore di beni e servizi" immaginabile da mente umana, l'insuperabile efficienza della libera iniziativa privata che garantisce sempre e comunque il meglio del meglio che si possa desiderare?
Ve la ricordate?
Dovreste, perché la favoletta viene ripetuta ogni giorno, milioni di volte al giorno, da tutto l'universo mediatico con cui venite in contatto (tv, giornali, web, pubblicità, ecc.)
Beh, adesso che vi siete ricordati metteteci una pietra sopra e dimenticatevela, la favoletta, perché proprio da uno dei massimi esponenti del pensiero unico fondato sulla religione del mercato, il liderino renzifonzi, abbiamo saputo che l'efficienza del mercato, della concorrenza, dell'iniziativa privata è una insulsa buffonata. Nel senso che tutta questa efficienza non è assoluta, è relativa. Anzi relativissima.
Non che la cosa non fosse nota, anzi tutti i manuali di economia appena decenti trattano il tema del "fallimento del mercato" in circostanze determinate, però sentirlo dire a uno di quelli che ci sta tormentando giorno e notte dicendoci che si deve liberalizzare, privatizzare, rendere tutto più efficiente con sempre maggiori dosi di "mercato" e di "concorrenza" fa un certo effetto.
Il liderino renzifonzi ce lo ha fatto presente l'altro ieri quando ha presentato il supermega piano per la banda ultra super mega larghissima. Il piano prevede investimenti per 12 miliardi, di cui 7 statali e 5 provenienti dai "privati", per "non lasciare" nessuna zona d'Italia senza banda larga, cioè senza Internet superveloce.
Il liderino ha ammesso, impappinandosi non poco (vedere il video, dal minuto 2':45" in poi, per capire il disagio che gli provocava dirlo), che i "privati" investono solo dove pensano di potere fare profitti e quindi se si sta con la speranza che i "privati" investano in infrastrutture per portare la banda extra large pure nei paesini di montagna del già sottosviluppato Sud stiamo freschi.
Pertanto che fa lo Stato? Mette mano al portafoglio e sgancia una montagna di denari per incentivare i "privati" a investire dove non c'è nulla da guadagnare. In altre parole lo Stato paga i privati per garantire un servizio che i privati, cioè l'efficientissimo libero mercato di questa gran cippa, non riescono a garantire.
Detto con altre parole ancora, per chi fosse duro di comprendonio, lo Stato si fa carico delle inefficienze, del fallimento, del mercato pagando profumatissimamente con denari pubblici i privati pregandoli di fare una cosa che non farebbero manco morti. Chiaro adesso?
Eppure, ve lo ricordate?, la Telecom (come mille altre aziende di Stato), quindici anni fa, è stata privatizzata sotto la spinta mortifera dell'onda anomala che chiedeva più mercato e meno Stato. Perché il mercato è il bene e lo Stato è il male. Epperò, all'evidenza, il mercato fa schifo almeno quanto lo Stato visto che se fosse stato efficiente oggi non solo ci sarebbe la banda larga almeno in tutte le città capoluogo di regione (e così non è) ma pure nel più piccolo paesello sperduto in mezzo alle valli delle Madonie.
E questo al netto di tutte le porcherie finanziarie che si sono fatte alle spalle di una delle maggiori compagnie di telecomunicazioni del mondo che l'hanno ridotta ad un pozzo senza fondo di debiti arricchendo però un pugno di "liberi imprenditori" uno più inefficente e deficiente dell'altro (da colaninno e i "capitani coraggiosi" di dalemiana memoria ai tronchetti groviera).
Cinquant'anni fa le cose non erano così disgustose.
Cinquant'anni fa o poco più (luglio 1962 per essere precisi) Amintore Fanfani assieme a Pietro Nenni, in procinto di entrare nella maggioranza di governo, per risolvere il penoso problema dell'assenza di energia elettrica in mezza Italia (isole comprese) non chiese alle compagnie elettriche private se volevano aderire ad un piano per portare la luce a tutti gli italiani. No, fece un'altra cosa: consapevole del "fallimento del mercato", nazionalizzò tutte le compagnie elettriche e creò l'Enel. Che portò la luce ovunque. E affanculo l'efficienza del mercato.
Ora tutti a battere le manine al liderino renzifonzi che, coraggiosamente, "stacca assegni" come dice lui, per ammodernare la città e fare vedere a tutti YouPorn sul telefonino e nessuno che noti come questo "staccare assegni" dia la certificazione, incontrovertibile oltre che ennesima, che il dio unico chiamato mercato è un dio fallito per definizione e chi crede alla sua efficienza sempre e ovunque è più fallito del dio che adora.

P.S.: ah, un'altra cosa. Avete sentito che i cinesi della Tre e i russi della Wind hanno fuso le due società creando il primo operatore di telefonia mobile in Italia? Adesso gli operatori sono diventati tre da quattro che erano. Era già un oligopolio prima e lo è ancora di più adesso. La prova provata, l'ennesima, che il "mercato" - lungi dal prediligere la famosa atomizzazione di produttori e consumatori, cioè la dura concorrenza tra produttori in primis che abbassa i costi e migliora i prodotti - predilige la concentrazione, l'accordo tra i concorrenti, i "cartelli" e, in ultima analisi, la "reductio ad unum" cioè la tendenza al monopolio privatistica, cioè il massimo dell'inefficienza del "libero mercato".

Un'altra prova dell'esistenza del dio fallito.

 Turi Comito