giovedì 11 marzo 2010
mercoledì 10 marzo 2010
Cremaschi - La mozione 2 diventi area. Mi candido segretario FIOM
Non è la prima volta che uno sciopero generale della Cgil debba poi essere "aggiornato" ai temi del momento, come in questi giorni con l'attacco all'articolo 18. Che succede?
Succede che siamo in presenza di scioperi come grandi contenitori. Non è un modo giusto per gestire le lotte. Questo sciopero ha un senso se è una risposta immediata sulla questione dell'articolo 18. Del resto, sta andando sempre peggio. Confindustria e Governo cercano una resa dei conti finali, ma questo da un bel po', non da ieri. La gente lo sa e o si rassegna o, quando può, si ribella. La Cgil non si è fatta sentire a sufficienza non per debolezza, ma per contraddizioni politiche. Come dopo l'accordo del 22 gennaio, si è fatto finta di non sapere che c'è il consenso totale di Cisl e Uil. O si alza la polemica nei loro confronti oppure perdi. Se anche una personalità come Gallino rimprovera in modo durissimo alla Cgil di non essersi mossa a sufficienza, è chiaro che qualche problema c'è.
Mi sembra che dopo la querelle sulla partecipazione al voto, "La Cgil che vogliamo" abbia di fronte il nodo, passami il termine, "continuità della discontinuità".
La "mozione due" è di fronte a un doppio problema. Che giudizio dare sui risultati dei congressi di base e come, e se, andare avanti. Sul primo è chiaro che il risultato è inferiore alle aspettative e alla portata dello schieramento. Su questo non c'è dubbio. Non si può negare che la mozione abbia subito dei colpi. E' venuto meno con il risultato finale del congresso il punto di partenza e cioè l'alleanza di tre categorie e di alcune Camere del lavoro che potevano costituire un polo dialettico nuovo dentro la Cgil. D'altra parte questo risultato non rappresenta neanche la disfatta che vuol far sembrare il gruppo dirigente. Il correntone non ha sfondato. Tuttavia si vuole trasformare questo in una disfatta e lo si fa con i voti "non credibili". Un risultato più credibile, ovvero il 25%, non cambierebbe la tendenza di fondo. La forzatura in atto sui voti tende ad annichilire la mozione. E a questo bisogna rispondere.
Come proponi di rispondere?
Penso che la non certificazione dei dati decisa dalla mozione se non vuol essere una questione legale deve portare a risultati politici e a dei comportamenti coerenti. Ovvero, non si chiude unitariamente se non c'è una svolta nei comportamenti della maggioranza, e se la maggioranza non riconosce le ragioni della minoranza. Questo è il punto. Penso che abbiamo avuto un mandato non per sistemare un po' di posti ma per fare una battaglia politica duratura dentro la Cgil. E' la crisi stessa che lo impone.
Parli di un'area programmatica?
Sì. Bisogna che si discuta sul fatto che la mozione continui costituendosi come area programmatica. Un'area di dissenso e in alcuni casi anche di opposizione nella Cgil.
Podda e Rinaldini hanno sempre ripetuto di non voler costituire un'area programmatica.
Penso che sia Podda che Rinaldini si debbano rendere conto che la situazione è cambiata. Questo implica una scelta per la maggioranza della Fiom. Il fatto che in Fiom ci sia una maggioranza diversa da quella che c'è in Cgil è un fatto nuovo. Questo apre una dialettica che non può più essere solo quella tra strutture ma tra pratiche e linee sindacali. La Fiom deve farsi carico di essere l'architrave dell'area del dissenso in Cgil. Questo è quello su cui dovrà discutere il congresso nazionale della Fiom. E si sceglie il gruppo dirigente sulla base del mandato politico. In questo c'è la mia disponibilità, ma solo in questo contesto.
Ti candidi a segretario nazionale della Fiom?
Non capisco perché dovrei essere escluso a priori da questa discussione. Il punto che la Fiom deve scegliere è se continua fino in fondo sulla base della posizione che si è affermata come maggioranza o accetta, anche senza dirlo, di rientrare nei ranghi. Credo che la Cgil abbia bisogno che la dialettica continui. E ne abbia bisogno anche il paese. Da questo punto di vista mi auguro che la Cgil scenda in piazza anche contro il decreto sulle elezioni. In fondo fa parte della sua tradizione, da Tambroni in poi. L'attacco all'articolo 18 nasce in un momento in cui c'è il decreto salva-lista. E' l'idea di sopraffazione del diritto. E purtroppo, la Cisl e la Uil sono parte integrante dell'Italia di Berlusocni .
E la Confindustria?
Il potere di Berlusconi si fonda anche su un patto di concertazione e complicità con la Confindustria, la Cisl e la Uil. Senza questi sostegni, la maggioranza di Governo sarebbe già in crisi a causa del disastro economico-sociale che c'è nel paese. La Cgil è fuori da questo sistema di potere ma non sempre è contro. A volte è sull'uscio. Per questo al di là delle mozioni c'è il peso della realtà che continuerà ad incombere sulle scelte della Cgil. E c'è per questo bisogno di una forte dialettica di posizioni.
Scusa se insisto sulla tua candidatura...
Ogni tanto bisogna anche mettersi in discussione sul piano personale. Ho una grandissima stima di Maurizio Landini, pensò però che ci sono momenti in cui le organizzazioni devono scegliere. Come mi è spesso capitato accetterò le scelte e ne subirò le conseguenze. La situazione è troppo grave perché venga affrontata come un fisiologico ricambio di gruppi dirigenti. Sulla Fiom si concentrano tante speranze di resistenza del mondo del lavoro e non solo di esso.
Succede che siamo in presenza di scioperi come grandi contenitori. Non è un modo giusto per gestire le lotte. Questo sciopero ha un senso se è una risposta immediata sulla questione dell'articolo 18. Del resto, sta andando sempre peggio. Confindustria e Governo cercano una resa dei conti finali, ma questo da un bel po', non da ieri. La gente lo sa e o si rassegna o, quando può, si ribella. La Cgil non si è fatta sentire a sufficienza non per debolezza, ma per contraddizioni politiche. Come dopo l'accordo del 22 gennaio, si è fatto finta di non sapere che c'è il consenso totale di Cisl e Uil. O si alza la polemica nei loro confronti oppure perdi. Se anche una personalità come Gallino rimprovera in modo durissimo alla Cgil di non essersi mossa a sufficienza, è chiaro che qualche problema c'è.
Mi sembra che dopo la querelle sulla partecipazione al voto, "La Cgil che vogliamo" abbia di fronte il nodo, passami il termine, "continuità della discontinuità".
La "mozione due" è di fronte a un doppio problema. Che giudizio dare sui risultati dei congressi di base e come, e se, andare avanti. Sul primo è chiaro che il risultato è inferiore alle aspettative e alla portata dello schieramento. Su questo non c'è dubbio. Non si può negare che la mozione abbia subito dei colpi. E' venuto meno con il risultato finale del congresso il punto di partenza e cioè l'alleanza di tre categorie e di alcune Camere del lavoro che potevano costituire un polo dialettico nuovo dentro la Cgil. D'altra parte questo risultato non rappresenta neanche la disfatta che vuol far sembrare il gruppo dirigente. Il correntone non ha sfondato. Tuttavia si vuole trasformare questo in una disfatta e lo si fa con i voti "non credibili". Un risultato più credibile, ovvero il 25%, non cambierebbe la tendenza di fondo. La forzatura in atto sui voti tende ad annichilire la mozione. E a questo bisogna rispondere.
Come proponi di rispondere?
Penso che la non certificazione dei dati decisa dalla mozione se non vuol essere una questione legale deve portare a risultati politici e a dei comportamenti coerenti. Ovvero, non si chiude unitariamente se non c'è una svolta nei comportamenti della maggioranza, e se la maggioranza non riconosce le ragioni della minoranza. Questo è il punto. Penso che abbiamo avuto un mandato non per sistemare un po' di posti ma per fare una battaglia politica duratura dentro la Cgil. E' la crisi stessa che lo impone.
Parli di un'area programmatica?
Sì. Bisogna che si discuta sul fatto che la mozione continui costituendosi come area programmatica. Un'area di dissenso e in alcuni casi anche di opposizione nella Cgil.
Podda e Rinaldini hanno sempre ripetuto di non voler costituire un'area programmatica.
Penso che sia Podda che Rinaldini si debbano rendere conto che la situazione è cambiata. Questo implica una scelta per la maggioranza della Fiom. Il fatto che in Fiom ci sia una maggioranza diversa da quella che c'è in Cgil è un fatto nuovo. Questo apre una dialettica che non può più essere solo quella tra strutture ma tra pratiche e linee sindacali. La Fiom deve farsi carico di essere l'architrave dell'area del dissenso in Cgil. Questo è quello su cui dovrà discutere il congresso nazionale della Fiom. E si sceglie il gruppo dirigente sulla base del mandato politico. In questo c'è la mia disponibilità, ma solo in questo contesto.
Ti candidi a segretario nazionale della Fiom?
Non capisco perché dovrei essere escluso a priori da questa discussione. Il punto che la Fiom deve scegliere è se continua fino in fondo sulla base della posizione che si è affermata come maggioranza o accetta, anche senza dirlo, di rientrare nei ranghi. Credo che la Cgil abbia bisogno che la dialettica continui. E ne abbia bisogno anche il paese. Da questo punto di vista mi auguro che la Cgil scenda in piazza anche contro il decreto sulle elezioni. In fondo fa parte della sua tradizione, da Tambroni in poi. L'attacco all'articolo 18 nasce in un momento in cui c'è il decreto salva-lista. E' l'idea di sopraffazione del diritto. E purtroppo, la Cisl e la Uil sono parte integrante dell'Italia di Berlusocni .
E la Confindustria?
Il potere di Berlusconi si fonda anche su un patto di concertazione e complicità con la Confindustria, la Cisl e la Uil. Senza questi sostegni, la maggioranza di Governo sarebbe già in crisi a causa del disastro economico-sociale che c'è nel paese. La Cgil è fuori da questo sistema di potere ma non sempre è contro. A volte è sull'uscio. Per questo al di là delle mozioni c'è il peso della realtà che continuerà ad incombere sulle scelte della Cgil. E c'è per questo bisogno di una forte dialettica di posizioni.
Scusa se insisto sulla tua candidatura...
Ogni tanto bisogna anche mettersi in discussione sul piano personale. Ho una grandissima stima di Maurizio Landini, pensò però che ci sono momenti in cui le organizzazioni devono scegliere. Come mi è spesso capitato accetterò le scelte e ne subirò le conseguenze. La situazione è troppo grave perché venga affrontata come un fisiologico ricambio di gruppi dirigenti. Sulla Fiom si concentrano tante speranze di resistenza del mondo del lavoro e non solo di esso.
Intervista a Liberazione, 9 marzo 2010. Fabio Sebastiani.
domenica 7 marzo 2010
venerdì 5 marzo 2010
Il nuovo attacco all’articolo 18 avviene con l’accordo di Cisl e Uil
Come è ovvio su un punto il ministro Sacconi ha ragione: il progetto sull’arbitrato contenuto nel disegno di legge 1167 non è frutto di un colpo di mano del governo, ma è costruito con l’accordo della Confindustria, della Cisl e della Uil.
La giusta indignazione della Cgil, dell’opposizione politica, dei giuslavoristi rispetto al fatto che in questo modo si cancella tutto il sistema dei diritti del lavoro, dall’articolo 18 al contratto nazionale, e si passa al sistema della deroga individuale, non cambia la sostanza.
L’accordo separato del 22 gennaio 2009 conteneva l’arbitrato e alcuni contratti nazionali, in particolare quello dei chimici unitariamente e quello dei metalmeccanici sottoscritto solo da Fim e Uilm, contengono l’impegno a introdurre tale istituto nelle relazioni sindacali. E’ chiara la gravità e l’incostituzionalità della scelta del governo di inserire l’arbitrato come clausola che il lavoratore “sceglie” nel momento dell’assunzione. Cioè nel momento in cui il lavoratore è nell’alternativa tra mangiare la minestra e saltare dalla finestra. Così si conferma la volontà di distruggere il sistema della contrattazione dei diritti collettivi. Ma tutto questo è già contenuto nello spirito e nella sostanza dell’accordo del 22 gennaio 2009 ed ha quindi ragione Sacconi quando dice che sta semplicemente realizzando quell’accordo. D’altra parte le dichiarazioni di Bonanni e di Angeletti sostanzialmente confermano questa tesi: i due dirigenti sindacali non sono minimamente disponibili a mettere in discussione l’arbitrato e al massimo chiedono, come contenuto nell’accordo del 22 gennaio, che esso sia regolato dai contratti. Come se questo cambiasse qualcosa.
Il nuovo attacco ai diritti è frutto della complicità e dell’accordo tra Cisl, Uil, Confindustria e governo. E’ giusto allora che lo sciopero del 12 si caratterizzi prima di tutto contro l’arbitrato e in difesa dei diritti dei lavoratori. Ma sarebbe anche giusto che la Cgil traesse le dovute conseguenze dai comportamenti di Cisl e Uil. Inseguire l’unità con questi sindacati, oggi, significa inseguire l’arbitrato e la distruzione dei diritti. Per difendere l’articolo 18 la rottura con Cisl e Uil deve essere chiara e netta.
La giusta indignazione della Cgil, dell’opposizione politica, dei giuslavoristi rispetto al fatto che in questo modo si cancella tutto il sistema dei diritti del lavoro, dall’articolo 18 al contratto nazionale, e si passa al sistema della deroga individuale, non cambia la sostanza.
L’accordo separato del 22 gennaio 2009 conteneva l’arbitrato e alcuni contratti nazionali, in particolare quello dei chimici unitariamente e quello dei metalmeccanici sottoscritto solo da Fim e Uilm, contengono l’impegno a introdurre tale istituto nelle relazioni sindacali. E’ chiara la gravità e l’incostituzionalità della scelta del governo di inserire l’arbitrato come clausola che il lavoratore “sceglie” nel momento dell’assunzione. Cioè nel momento in cui il lavoratore è nell’alternativa tra mangiare la minestra e saltare dalla finestra. Così si conferma la volontà di distruggere il sistema della contrattazione dei diritti collettivi. Ma tutto questo è già contenuto nello spirito e nella sostanza dell’accordo del 22 gennaio 2009 ed ha quindi ragione Sacconi quando dice che sta semplicemente realizzando quell’accordo. D’altra parte le dichiarazioni di Bonanni e di Angeletti sostanzialmente confermano questa tesi: i due dirigenti sindacali non sono minimamente disponibili a mettere in discussione l’arbitrato e al massimo chiedono, come contenuto nell’accordo del 22 gennaio, che esso sia regolato dai contratti. Come se questo cambiasse qualcosa.
Il nuovo attacco ai diritti è frutto della complicità e dell’accordo tra Cisl, Uil, Confindustria e governo. E’ giusto allora che lo sciopero del 12 si caratterizzi prima di tutto contro l’arbitrato e in difesa dei diritti dei lavoratori. Ma sarebbe anche giusto che la Cgil traesse le dovute conseguenze dai comportamenti di Cisl e Uil. Inseguire l’unità con questi sindacati, oggi, significa inseguire l’arbitrato e la distruzione dei diritti. Per difendere l’articolo 18 la rottura con Cisl e Uil deve essere chiara e netta.
Giorgio Cremaschi
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giovedì 4 marzo 2010
Grave decisione del Governo che cancella l’Art. 18 e destruttura i Contratti nazionali
Comunicato della Segreteria Nazionale Fiom‐Cgil
La Fiom chiama tutte le metalmeccaniche e i metalmeccanici a scendere in piazza il 12 marzo per lo sciopero generale che a questo punto dovrà avere come punto fondamentale la difesa del Contratto nazionale e l’Art. 18 ed essere l’avvio di una vera e propria vertenza nei confronti del Governo e della Confindustria.
IL 12 MARZO SCIOPERO GENERALE
IN DIFESA DELL’ART. 18
IN DIFESA DELL’ART. 18
Il cosiddetto “collegato lavoro” deciso dal Governo e approvato al Senato contiene norme che destrutturano i Contratti e, di fatto, annullano le tutele previste dall’Art. 18 dello Statuto dei lavoratori.
La Segreteria nazionale della Fiom sottolinea che questo nuovo e gravissimo attacco ai diritti del lavoro e della democrazia, ulteriore frutto velenoso dell’Accordo separato sul sistema contrattuale, va respinto con la massima mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori.
La Segreteria nazionale della Fiom sottolinea che questo nuovo e gravissimo attacco ai diritti del lavoro e della democrazia, ulteriore frutto velenoso dell’Accordo separato sul sistema contrattuale, va respinto con la massima mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori.
Attraverso la certificazione individuale potrà essere chiesto alle lavoratrici ed ai lavoratori di sottoscrivere all’atto dell’assunzione condizioni in deroga ai Contratti nazionali e peggiorative anche per i termini che riguardano la giusta causa. Inoltre potrà essere richiesta la sottoscrizione della rinuncia a ricorrere al Giudice del lavoro per ogni contenzioso riguardante il rapporto di lavoro e il licenziamento.
Il ricorso all’arbitrato in alternativa al Giudice del lavoro diventa così una norma “capestro” che sarà sottoposta al lavoratore nell’atto in cui è più ricattabile ovvero al momento in cui viene assunto. In questo modo la tutela dell’Art. 18 viene annullata e resa inagibile.
E’ un chiaro disegno per ripristinare un potere autoritario e indiscutibile del datore di lavoro che punta a cancellare cento anni di lotte con cui si è conquistato il diritto nel lavoro.
Altri aspetti inaccettabili della Legge approvata ieri, che si configura come una vera e propria controriforma del diritto sul lavoro sono:
Il ricorso all’arbitrato in alternativa al Giudice del lavoro diventa così una norma “capestro” che sarà sottoposta al lavoratore nell’atto in cui è più ricattabile ovvero al momento in cui viene assunto. In questo modo la tutela dell’Art. 18 viene annullata e resa inagibile.
E’ un chiaro disegno per ripristinare un potere autoritario e indiscutibile del datore di lavoro che punta a cancellare cento anni di lotte con cui si è conquistato il diritto nel lavoro.
Altri aspetti inaccettabili della Legge approvata ieri, che si configura come una vera e propria controriforma del diritto sul lavoro sono:
- la limitazione nei tempi per ricorrere contro i licenziamenti;
- la limitazione quantitativa per l’accesso ai benefici del prepensionamento dei lavoratori “usurati”;
- l’abbassamento dell’età di apprendistato a 15 anni, che riporta il diritto allo studio ai più bassi livelli europei;
- la delega dei 24 mesi al Governo per fare la riforma degli ammortizzatori sociali e per le politiche dell’occupazione del lavoro femminile, che sottrae queste materie al Parlamento e al confronto con le parti sociali.
La Fiom chiama tutte le metalmeccaniche e i metalmeccanici a scendere in piazza il 12 marzo per lo sciopero generale che a questo punto dovrà avere come punto fondamentale la difesa del Contratto nazionale e l’Art. 18 ed essere l’avvio di una vera e propria vertenza nei confronti del Governo e della Confindustria.
SEGRETERIA NAZIONALE FIOM‐CGIL
lunedì 1 marzo 2010
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