RSU e Iscritti FIOM - CGIL di INSIEL S.p.A.

lunedì 27 febbraio 2012

24 febbraio - ordine del giorno FIOM Trieste

Direttivo Provinciale Fiom Cgil di Trieste

24 febbraio 2012

Ordine del giorno

Il Direttivo provinciale della Fiom Cgil di Trieste ritiene inaccettabile l'attacco al lavoro, di chiara matrice politica, iniziata dal Governo Berlusconi e continuata dal Governo Monti assieme a Confindustria.

Pertanto, il Direttivo provinciale della Fiom Cgil di Trieste ribadisce:
  • Il mantenimento, nella forma e nella sostanza, dell'articolo 18 della legge 300 “Statuto dei Lavoratori”, considerando la necessità di estendere questo diritto di civiltà anche alle aziende con meno di 15 dipendenti.
  • La richiesta di abrogare l’articolo 8 della legge 148/2011 che mina e il diritto al CCnL e la libertà di associazione sindacale.
  • La creazione di strumenti per garantire a tutti i lavoratori, a seguito di crisi aziendali, una fonte di reddito che permetta un dignitoso sostentamento e la realizzazione di politiche industriali innovative e rispettose dell’ambiente necessarie a creare nuovi posti di lavoro .
  • La riduzione della precarietà, mantenendo soltanto il lavoro subordinato determinato/indeterminato e somministrato. Il lavoratore assunto con contratto di lavoro somministrato deve costare di più alle aziende per disincentivare il ricorso a questa forma di lavoro, ma deve soprattutto avere un guadagno maggiore.
  • La necessità di adeguare i livelli retributivi italiani a quelli dei principali paesi europei, effettuando il calcolo sulle retribuzioni nette a parità di potere di acquisto, di prestazione lavorativa e di tipologia professionale.
  • L'introduzione di una patrimoniale che interessi soprattutto le rendite della finanza, al fine di alleggerire il carico fiscale su lavoratori dipendenti e pensionati.
  • L'urgente necessità di ripristinare il sistema pensionistico che consenta l'accesso alla pensione, senza nessuna penalizzazione economica, per chi abbia raggiunto 40 anni di versamenti contributivi.
  • La reintroduzione della pensione di vecchiaia a 60 anni di età per le donne indistintamente se occupate nel settore pubblico o privato.
  • Una politica di agevolazione pensionistica per lavoratori precoci e lavori usuranti con riduzione del limite di età contributiva e anagrafica.
  • La rivalutazione economica delle pensioni attuali e future adeguandole al costo della vita e non soltanto a quanti contributi versati, ripristinando un sistema solidaristico sulle pensioni, anche introducendo il nuovo principio del limite massimo per tutte le pensioni.

È finito il tempo delle battaglie di retroguardia dove si tenta di difendere i diritti conquistati in altri anni. Per contrastare questo attacco i lavoratori devono rivendicare la dignità sul posto di lavoro con delle richieste chiare e raggiungibili, uscendo dalle logiche di baratto imposte da Regole di Mercato fallimentari.
Soltanto con ampio coinvolgimento di tutti i lavoratori si potrà arginare la crisi, alimentata anche dalla riduzione delle tutele del lavoratore e dalla riduzione dello stato sociale. Quindi il Direttivo provinciale della Fiom Cgil di Trieste chiede alla Confederazione di unirsi allo sciopero del giorno 9 marzo già proclamato dalla FIOM Nazionale, costruendo uno Sciopero Generale che unisca giovani e anziani, lavoratori pubblici e privati, studenti e pensionati confermando la propria vicinanza ai lavoratori e a chi non si rassegna nel veder cancellati, per pura avidità e incapacità della attuale classe politica e industriale italiana, anni di lotte e di sacrifici.
A riguardo La FIOM CGIL di Trieste promuoverà una riunione aperta a tutti per discutere e condividere le ragioni della giornata di sciopero del prossimo 9 marzo.

Approvato con 29 favorevoli e 2 astenuti

Ordine del giorno Comitato degli iscritti del comune di Trieste - CGIL FP


domenica 26 febbraio 2012

Reintegrati ma isolati. L'articolo 18 è finito?

Ricordate le parole della Ballata della Fiat? Signor padrone, questa volta per te andrà di certo male, siamo stanchi di aspettare che tu ci faccia ammazzare. Noi si continua a lavorare e i sindacati vengono a dire che bisogna ragionare di lottare non si parla più.

Verrebbe da dire come cambia il tempo. Ma in laica verità, non è cambiato il tempo,ma lo stesso segue la sua ordinaria evoluzione. O meglio una evoluzione per il capitalismo, una involuzione per il diritto del lavoro, destinato a divenir sempre più storto per i lavoratori. Il caso Fiat, dove tre lavoratori licenziati sono stati reintegrati, rappresenta la sconfitta della lotta, la sconfitta dello Statuto dei Lavoratori.

Perchè dico ciò? Perchè non è nei Tribunali che si vincono le battaglie sociali, e la difesa dello Statuto dei Lavoratori è una battaglia sociale. Quella del Tribunale è una via ove può trovare affermazione teorica un diritto, l'affermazione sostanziale dello stesso deve necessariamente essere tale nel luogo di lavoro,nelle strade,nella vita ordinaria e quotidiana. Vincere una causa di lavoro che comporta il reintegro di lavoratori licenziati,ed assistere all'inottemperanza della sentenza da parte aziendale è una sconfitta prima di ogni cosa dei lavoratori. Dove è finita la solidarietà? E' forse finita?Probabilmente ai tempi della ballata della Fiat, vi sarebbero stati scioperi ad oltranza, manifestazioni di solidarietà attiva e condivise tra le varie componenti sociali, lavoratori, studenti, e cittadinanza. Oggi, nulla. A cosa serve vincere una causa di lavoro se poi nel luogo di lavoro non si assiste alla solidarietà attiva ma forse anche passiva tra i lavoratori? Il ricatto padronale ha vinto. Questa vittoria, che segna la sconfitta sostanziale dello Statuto dei Lavoratori, rende de facto inapplicato l'articolo 18. Articolo 18 che poi si applica solo ad una percentuale minima di aziende italiane, e se poi a ciò aggiungiamo i tempi della giustizia, è chiaro che in Italia è facile licenziare e difficile reintegrare il lavoratore. L'attacco operato verso l'articolo 18 è da un lato una specie di operazione di distrazione dall'altro l'attacco definitivo al principio. I lavoratori non devono avere diritti. Ed il tutto avviene, in modo altamente metodico. La Grecia viene scelta come vittima sacrificale, come esempio per incutere timore, si utilizza la maschera del debito pubblico che continua a crescere, per privatizzare ogni bene comune ed annientare quei pochi diritti figli delle vittorie del conflitto sociale che tanta sofferenza hanno creato a lor non signori. Marchionne annuncia la potenziale chiusura di alcuni stabilimenti Fiat, nel caso in cui le auto italiane non riescano a trovare spazio nel mercato USA, ma ciò è solo una menzogna, enorme, perché pensate per esempio al flop di vendite della 500 in USA, i modelli italiani non rispondono alle esigenze di quel tipo di mercato, la chiusura degli stabilimenti Fiat in Italia è inevitabile perchè il mercato ha deciso, l'economia ha deciso, il profitto ha deciso che così deve essere. USA,Brasile, permettono sistemi di produzione competitivi al sistema Cinese, ed allora è lì che si deve andare, ma nulla o poco si dice su ciò. Stessa sorte toccherà alla Fincantieri, che non appena condurrà a conclusione le commesse, 2015 circa, chiuderà i battenti anche in Italia per andare lì ove soffia il vento del profitto. Tra un Monti destinato a divenir probabilmente Presidente della Repubblica, tra lavoratori che si uccidono per la perdita del lavoro, tra Città sempre più deserte e abbandonate a se stesse perchè i soldi non ci sono, e aziende in fuga, quale futuro per il pozzo Italia? Appunto, l'Italia può saziare ancora la fame dei soliti noti, che grazie alla soppressione della democrazia e della Sovranità popolare, troveranno ancora da mangiare, mentre il popolo perso nella via del peggior egoismo continuerà ad errare e vagare per le strade della depressione. Altro che rivoluzione. 

Depressione.

Ed allora, se non si sveglia lo spirito laico e ribelle della solidarietà sociale, attraverso il quale si potrà riscrivere il diritto , rendere legale ciò che è legittimo, rendere illegale ciò che è legale, come la svendita del bene comune, del diritto del lavoro, assisteremo giorno dopo giorno alla realizzazione piena e compiuta del film rivoluzionario del capitalismo con tanto di titoli di coda che rappresenteranno le nostre sconfitte scritte nero su bianco.

L'articolo 18, essenza dello Statuto dei Lavoratori, ad oggi, è inapplicato, è dunque, finito. E la responsabilità è nostra perchè non lo difendiamo, eppure basterebbe poco, basterebbe semplicemente svegliare quel senso di solidarietà collettiva oggi dormiente. Dovrebbero scioperare tutti i lavoratori della Fiat per solidarizzare con quei lavoratori, uniti agli studenti, alla cittadinanza, perchè lo Statuto dei Lavoratori, bello o brutto che sia, è un patrimonio comune da difendere, non solo a parole ma con i fatti.


26/02/2012


La messa cantata nell’acquario Fiat

Segue un intervento di Antonio Di Luca, operaio in cassa integrazione della Fiat di Pomigliano d’Arco e membro del direttivo provinciale della Fiom Cgil di Napoli, pubblicato su Il Manifesto il giorno 21 febbraio 2012.
Sono poco più di duemila dipendenti, e solo 1750 gli operai finora richiamati a Pomigliano. In linea con il quaranta percento dichiarato all’esame congiunto di Roma dalla Fiat nel luglio 2011. Passaggio necessario, per rinnovare di un altro anno la cassa integrazione per cessazione di attività per i restanti tremila e duecento operai ancora fuori dal processo produttivo. A oggi lo stabilimento produce ottocento vetture al giorno su due turni per cinque giorni alla settimana. Dalle ore sei alle quattordici e dalle quattordici alle ventidue. Il turno di notte è saltato, compromettendo anche quel poco di aumento salariale dovuto all’indennità notturna. Questo significa concentrare l’innalzamento della salita produttiva solo su due turni anziché tre, e aumentare notevolmente lo sfruttamento intensivo psicofisico degli operai, costretti a ritmi massacranti oltre ogni limite di ragionevolezza. La salita produttiva nei prossimi giorni porterà a produrre quattrocentoventi vetture a turno, una macchina al minuto. Meno di una margherita nel forno di una pizzeria. Una follia, mentre diversi capannoni sono in disuso e oltre tremila operai in cassa integrazione.
Ma, è questo il punto: non poteva essere altrimenti. Quando si produce una sola vettura, per quanto bella, ma con un bassissimo valore aggiunto, comprimere i costi per l’azienda diventa necessario. Ed è in questo quadro che i delatori diventano essenziali per annientare la dignità degli operai. Le testimonianze che ci giungono quotidianamente hanno dell’inverosimile, spesso accompagnate da pianti. Ecco il motivo umano, prima che sindacale o legale che ci spinge a svelare questo abominio. Da quando è partita la produzione della nuova Panda le pause saltano, senza avvisi, scuse o particolare rispetto delle relazioni minime sindacali: «La pausa dalle diciotto alle diciotto e dieci salta», è il freddo ordine del capo. Per chi aspetta quella pausa, già scelleratamente ridimensionata da “accordi” imposti dal “manager dei due mondi”, per riposarsi dalla fatica di una catena che corre all’impazzata, è il baratro. Lavorare ancora due ore in quelle condizioni, con la schiena a pezzi, le gambe pesanti, la bocca secca e dolori alle articolazioni. Ti sembra di impazzire.
Ma è a fine turno che si compie l’atto drammaturgico più grave, Shakespeare e Brecht a confronto sembrerebbero dei dilettanti: “la messa nell’acquario”. Vi ricordate la lettera scritta al Corriere della sera dal professor Ichino su Pomigliano?: “[…] gli uffici con le pareti di cristallo collocati in mezzo al percorso del montaggio, quasi a sottolineare il superamento di ogni distinzione tra operai e impiegati”. Bene, quelle pareti di cristallo, che gli operai chiamano acquario, sono gli uffici che alla fine di ogni turno sono adibite per la pièce. C’è un microfono, c’è il direttore con tutti i preposti aziendali al cui cospetto sono convocati gli operai. La riunione si apre con la dettagliata delazione dei capi e/o dei team leader sugli errori commessi durante il turno dagli inconsapevoli operai, tralasciando naturalmente errori e ritardi provocati dal processo o dal prodotto. L’audizione è obbligatoria per gli operai e lo spettacolo viene rappresentato nella pausa mensa. Quindi senza mangiare, dopo che quei poveracci hanno trascorso dieci o undici ore lontano da casa, e dopo un turno massacrante di lavoro.
Per espiare i propri peccati, il povero operaio messo in mezzo dalle gerarchie di fabbrica è costretto, al microfono, a scusarsi dinanzi a tutti, magari di errori che neanche ricorda, vista la densità delle operazioni, cui è stato sottoposto. Deve fornire convincenti prove del suo pentimento, nella speranza che la sua esibizione sia accolta con benevolenza dai capi e dal direttore e che scongiuri l’inevitabile contestazione e la multa. Provvedimenti che scatteranno comunque in automatico dopo tre “messe” fino a provocare il licenziamento del malcapitato dopo alcune contestazioni disciplinari.
Molti obietteranno che è normale in una grande azienda effettuare un brainstorming, o un semplice feedbackdella giornata; senza scomodare Marx, credo sia inconcepibile imporlo in queste forme a operai già provati da una giornata alla catena per poche decine di euro al giorno e in un quadro di delazioni tipiche solo in “un universo concentrazionario” dove l’unico obiettivo è l’annullamento della persona umana, prima ancora che dell’operaio. (antonio di luca)

sabato 25 febbraio 2012

Landini: “Le promesse Fiat erano tutte balle”

Questa intervista di Sergio Marchionne contiene molte falsità.
Ma soprattutto una notizia grave, che non dovrebbe preoccupare solo noi, ma tutti gli italiani: la Fiat pensa di chiudere due stabilimenti”.
Maurizio Landini ieri ha compulsato riga per riga quello che Marchionne ha detto al Corriere della Sera.
Due pagine piene di messaggi in codice. Il leader della Fiom la considera “un punto di non ritorno”. 
 
Landini, perché è così preoccupato?
Perché tutto quello che la Fiom ha detto per anni, spesso in solitudine, si sta purtroppo realizzando.

Si riferisce alla produzione?
Cominciamo con il dire che Marchionne non ha parlato in un giorno a caso.
Ma quando i giudici hanno detto che tre lavoratori licenziati ingiustamente vanno reintegrati.

Dice che l’ad ha provato a oscurare la vittoria di Barozzino e dei suoi compagni,con l’azienda che ora si rifiuta ancora di reintegrarli? 
Non so. Ma di sicuro c’è un fatto: è la quarta volta in un anno e mezzo che la Fiat viene condannata per comportamenti antisindacali!
E per di più per vicende diverse e da tribunali diversi: penso al reintegro ordinato a Torino per il licenziamento ingiusto dell’impiegato Pino Capozzi.

Vuol dire che sono eventi collegati?
Ovviamente sì: c’era un disegno preciso: avere in fabbrica solo i sindacati che piacciono alla Fiat e intimidire gli altri.

C’è riuscita?
Può riuscire se in questo paese il governo non si rende conto che deve intervenire per ripristinare la rappresentanza.

Dice Marchionne che voi fate politica.
Mi diverte molto che il dottor Marchionne,che è appena uscito dalla Confindustria,ieri sponsorizzava il suo candidato,Bombassei: l’unico in campagna elettorale per ora è lui.

Lei non lo sopporta, dica la verità.
Affatto. Trovo pericoloso che metta in discussione la rappresentanza sindacale,questo sì.

Lui dice che a Pomigliano non ci sono discriminazioni per voi.
Un’altra bugia: il fatto che invitino gli operai a stracciare la tessera è apparso su tutti i giornali.

Quindi Marchionne mente?
Non c’è un solo iscritto Cgil su 2000 assunti. Questo è un fatto, punto.

E sul piano industriale?
Leggendo l’intervista incalzante di Mucchetti la cosa più preoccupante è che il piano Fabbrica Italia non esiste più. Non lo dice esplicitamente. Dice che il mercato non è più quello che aveva previsto, dice che in Italia non venderà più un milione e 400 mila auto. Non parla più dei 20 miliardi di investimenti!

Colpisce più voi o più Uil e Cisl?
Chi ha firmato contratti adesso sa che ha messo il suo sigillo su cambiali in bianco.

E poi?
In quattro mesi è scomparso un altro stabilimento.

In che senso?
Presentando la nuova Thema Marchionne disse: è venuta meno la produzione di uno stabilimento. Adesso parla di due. Se segue questo ritmo a giugno non c’è più nulla. Ma il governo non ha nulla da dire?

Però Marchionne dice che se vende in America si salvano… 
Ha chiuso Termini dicendo costava troppo attraversare il Tirreno. Adesso pensa che le Punto devono attraversare l’Atlantico?

Per lui l’accordo sul gruppo Fiat è valido perché votato dagli operai.
Altra balla! Hanno votato 6 mi-la su 80 mila! E ci sono 20 mila firme che chiedono un referendum su questo contratto. Perché non lo fa se è così sicuro?

Pensa di vincerlo?
Io mi limito a osservare che con 20 mila firme che lo chiedono, quelli che non vogliono farlo sono loro.

È arrabbiato perché Marchionne dice che con Rinaldini, suo predecessore, si trattava meglio?
Fa assolutamente sorridere. Abbiamo condiviso tutte le scelte: solo in questi anni non ha accettato di vederci. È lui che ha cambiato stile e modi, non noi.

Ma lei ci parlerebbe?
Anche domani. Temo che si sta preparando a fondere il gruppo in cui la Chrysler è il vero baricentro e l’Italia solo un’appendice.

Non crede di dover dialogare con Uil e Cisl?
Ho già proposto a loro di far votare i lavoratori sul contratto. Se loro lo accettano io sono disposto a fare un grande accordo per la democrazia sindacale. Non è colpa mia se si rifiutano.

Lei sa che per loro il referendum è un boccone amaro…
Io non lo voglio fare perché sono certo di vincerlo. Io voglio farlo perché è giusto.

E se lo perdesse lei firmerebbe il contratto, Landini?
La mia organizzazione, quando i referendum si svolgono senza ricatti, ne rispetta sempre il verdetto.
Ma siccome questa possibilità non ce la danno il 9 marzo saremo in piazza San Giovanni, per difendere il lavoro. 

twitter@lucatelese - 25/02/2012



Il Governo del 5%


Adesso che questo “Governo dei tecnici” ha pubblicato le sue dichiarazioni dei redditi, possiamo concludere, all’ingrosso, che tra la punta alta di una guardasigilli che guadagna sette milioni di euro all’anno e il più “sfigato” del gruppo, che ne guadagna solo 120 mila, la media è decisamente al di sopra dei 200 mila euro annui.

Perché metto l’indice su questa cifra? Perché secondo le statistiche, questa è la barriera oltre la quale si colloca il 5% dei contribuenti italiani. Questo, almeno, è quello che dichiarano. Ma noi sappiamo che abbiamo a che fare con donne e uomini d’onore, e dunque gli crediamo.

Il 5% vuol dire che, al di sopra di quella barriera, si colloca un italiano su venti.

Ora, dalle mie letture giovanili riemerge, per caso, una definizione dell’individuo che Karl Marx formulò da qualche parte: “L’uomo è il punto d’intersezione di tutti i suoi rapporti sociali”. Quando la lessi pensai che andava bene per l’individuo sociale, perché ritenevo che l’uomo fosse una cosa anche assai più complessa. Ma, a grandi linee, direi che è una buona definizione. Cosa voleva dire Marx? Che ognuno riflette l’ambiente in cui vive, le persone che frequenta, il posto e le funzioni lavorative che conosce. Insomma ha un orizzonte, e una coscienza, che – appunto – sono il prodotto di tutte quelle intersezioni.

Dunque, tornando a quel 5%, se si applica la definizione di Marx, si può ragionevolmente immaginare qual’è il loro orizzonte. Bene: abbiamo un governo che rispecchia il loro orizzonte, cioè che rappresenta il 5% della popolazione del paese.

Direi che si vede da molti segnali. Non mi stupisce dunque che Monti si lasci sfuggire una frase come quella che il posto fisso è una gran noia. Lassù, dove non si è mai disoccupati, sicuramente lo è.

Saranno dei tecnici, ammettiamolo, ma stanno anche loro lassù in cima. Come tutti i governi degli ultimi quarant’anni. Del resto vi risulta che ci sia qualche operaio, in parlamento, o lavoratrice, o artigiano? Se c’è è un ex, che si è già dimenticato tutto.

Che rapporto ci potrebbe essere tra il loro orizzonte, di quelli che devono stringere la cinghia, e quello del 5%? E c’è qualcuno che pensa che si possa scendere, con la fantasia, al di sotto di quel loro orizzonte? L’inverso si può fare, fantasticando. Ma scendere è proprio impossibile. Solo la Fornero ha pianto. Per sbaglio.

Giulietto Chiesa
il Fatto Quotidiano -24/02/2012 

venerdì 24 febbraio 2012

Apple: protesta all’assemblea azionisti “tuteli lavoratori”

1 euro e 33 centesimi l’ora. Questo è il compenso per un lavoratore cinese della Foxconn, l’azienda che produce l’iphone Apple.
E nel giorno in cui a Cupertino si riuniscono gli azionisti per celebrare una capitalizzazione da 336 miliardi di euro, la più alta al mondo, c‘è chi chiede un iphone etico:
“Siamo qui perché non possiamo sopportare le condizioni imposte ai lavoratori per costruire questi telefoni – dice Heidi Pearlmutter, una dimostrante – Siamo anche noi dei lavoratori e pensiamo che queste persone abbiano diritto a un buon salario e a condizioni di lavoro sicure”.
“Sono una cliente Apple – dice Mary Williams, una residente di Cupertino – e sento come una responsabilità essere certa che la compagnia che sostengo garantisca condizioni di lavoro dignitose”.
Apple ha annunciato l’avvio di nuove ispezioni nelle fabbriche cinesi, dopo quelle del 2009 in seguito a diversi casi di suicidi. Ma all’esterno della Foxconn, la polizia deve arginare la folla di giovani disposti a tutto per lavorare per il marchio della mela.