lunedì 13 dicembre 2010

Lettera di Cremaschi al gruppo dirigente de "La Cgil che vogliamo"

Care compagne e cari compagni, nell’ultimo direttivo la confederazione ha accelerato in senso negativo le scelte che già avevamo non condiviso. Lo sciopero generale è stato sostanzialmente tolto dall’agenda e rinviato ad un'altra stagione politica. Ma ancor più grave è la scelta di andare avanti nel confronto sulla produttività con indirizzi tanto vaghi quanto pericolosi. Su tutto questo le posizioni assunte al direttivo dai compagni dell’area e la dichiarazione di voto di Gianni Rinaldini sono stati precisi, rigorosi ed efficaci.
Purtroppo a queste prese di posizione non ha corrisposto una rappresentazione adeguata del nostro dissenso, perché solo 12 compagne e compagni hanno votato contro il documento finale. Questo per l’incredibile numero di assenze della nostra area ai lavori del direttivo. Tolte anche alcune più che giustificate assenze per malattia, resta comunque il vuoto di partecipazione che non è giustificabile, visto anche quanto si discute nei congressi per definire le presenze nel direttivo nazionale.
D’altra parte ritengo che questo vuoto di presenza corrisponda a problemi politici più vasti della nostra area. Abbiamo verificato, infatti, che se dalle assemblee nazionali e territoriali vengono continui impulsi positivi all’iniziativa dell’area, poi questa si ferma quando deve essere guidata dai gruppi dirigenti ai vari livelli. La sensazione che si ricava è che la Cgil che vogliamo, invece che un’area senza perimetro, divenga sempre di più un perimetro senza area, cioè una struttura incapace di pesare nella Cgil, nonostante le tante domande e la voglia di partecipazione che ha suscitato e che continua a suscitare.
Credo perciò che sia giusto discutere di questo con una verifica nel gruppo dirigente nazionale dell’area. Chiedo quindi che la riunione del 20, già prevista per le compagne e i compagni del comitato direttivo, venga allargata ai gruppi dirigenti regionali e nazionali di categoria e che affronti il problema non risolto della continuità politica e organizzativa dell’area tra una grande assemblea e l’altra.
Cordiali saluti.
Giorgio Cremaschi

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