giovedì 7 maggio 2009

Sacconi presenta il Libro bianco della felicità

Lo Statuto dei lavori dovrebbe superare lo Statuto del ‘70. Ce n’è per tutti: nuove regole sui licenziamenti, meno contenzioso e conflitti, fascicolo elettronico. Sull’articolo 18 il ministro è diplomatico: in tempi di crisi non si tocca, oppure sì?

Più che un Libro bianco sembra un libro dei sogni. Anzi il libro di un sogno: quello di realizzare una società vagamente anestetizzata, priva di conflitti sul lavoro, le cui regole di convivenza e litigio economici (le cosiddette relazioni industriali) siano affidate non più al contenzioso (alla Legge) ma alle dinamiche produttive, magari determinate a livello locale. Insomma “un libro bianco nazional-popolare”, fatto pensando al “senso comune del popolo”. Con queste parole il ministro del Lavoro, della salute e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi, ha presentato il testo da lui elaborato che potrebbe plasmare il futuro modello sociale italiano. Un documento ambizioso – lo si intuisce dalle parole scelte da Sacconi nel presentarlo in conferenza stampa – che allarga il contesto del mercato del lavoro (sul quale si concentrò il precedente Libro bianco presentato dalla destra nel 2001) anche a welfare, salute, protezione sociale. Ma il nucleo resta il lavoro e, come nel 2001, il governo rilancia l’idea dello “Statuto dei lavori”, ossia manda un messaggio chiaro: intende mettere mano allo Statuto dei lavoratori, cambiarlo, o almeno riprovarci.

"La vita buona della società attiva", questo il titolo del documento (non ancora stampato né distribuito) che è stato presentato al Consiglio dei ministri del 6 maggio. Un documento, dunque non un disegno di legge. Un’idea di quale legislazione potrebbe entrare in vigore nel prossimo futuro. Si tornerà dunque a parlare di articolo 18 (la norma dello Statuto che vieta il licenziamento senza giusta causa), diritto del lavoro, tutele del lavoro. Il documento, infatti, auspica nuove regole per i licenziamenti. E regole e statuti a livello produttivo e territoriale mantenendo una non meglio specificata cornice nazionale.

La strada dello "Statuto dei lavori", "attenta ai meriti e ai bisogni della persona", si legge nel documento che illustra il Libro bianco diffuso dal ministro, "presuppone un diritto del lavoro sostanziale governato da un autonomo ed efficiente sistema di relazioni industriali più che dalla logica tutta formalistica della norma inderogabile di legge”. Una concezione “burocratica dei rapporti di lavoro che alimenta un imponente contenzioso e un sistema antagonista e conflittuale di relazioni industriali". Il che significa probabilmente che per il lavoratore licenziato, in futuro, non ci sarà più la possibilità di ricorrere a un magistrato. Che la legge metterà meno bocca tra lavoratore e azienda, lasciando spazio ai rapporti di forza.

"I tre diritti fondamentali del lavoro - salute e sicurezza, apprendimento continuo ed equa remunerazione - possono essere esaltati - continua il documento - e meglio perseguiti nella ottica unitaria dello Statuto dei lavori ipotizzato da Marco Biagi quale corpo di tutele progressive del lavoro costruite per geometrie variabili in funzione della anzianità di servizio e del reale grado di dipendenza economica del lavoratore". A quel punto le stesse proposte di incidere sul regime del recesso dal rapporto di lavoro "potranno realizzare un maggiore consenso collegandosi a un congruo periodo di inserimento e collocandosi in un moderno sistema di tutele attive. La maggiore enfasi sulle tutele nel mercato potrebbe anche facilitare la ricomposizione delle carriere e dei percorsi lavorativi - nella transizione da attivo, inattivo, dipendente, coordinato, in formazione - mediante meccanismi di ricongiunzione e totalizzazione".

Probabilmente tenendo conto delle “scottature” degli anni passati, il ministro Sacconi in conferenza stampa risponde in modo molto diplomatico a chi gli chiede se il governo intende o no toccare l’articolo 18. "In un tempo di crisi come quello che stiamo vivendo non possono essere all'ordine del giorno né le riforme degli ammortizzatori sociali, né dell'articolo 18, né delle pensioni", dice Sacconi, spiegando che proprio “non si può dire” se l’intervento sulla norma sarà fatto entro la legislatura. “L’intenzione principale – prosegue Sacconi - è stata di mettere i paletti alla discussione” sull’articolo 18. Nel Libro bianco 'non c'è l'articolo 18 ma si parla del punto di arrivo dello Statuto dei lavori nel momento in cui molti parlano di tutele progressive collegate all'anzianità di servizio'. Semmai, dice il ministro, 'qui c'è un po' un freno perché il Libro dice che le modifiche si affrontano nel contesto di un rafforzamento delle tutele: solo nel ridisegno dello Statuto dei lavori in cui si ricostruiscono le tutele'. Ammette però Sacconi: “Paradossalmente sono molto incalzato dall’onorevole Ichino (giuslavorista, deputato del Pd ed estensore di una proposta di legge al riguardo, ndr) a mettere in discussione l’articolo 18”.

Secondo Sacconi "sono oramai maturi i tempi per assetti regolatori e statuti normativi specifici per tipologia di settore produttivo, ma anche territorialmente diversificati fermo restando uno standard protettivo minimo e omogeneo sull'intero territorio nazionale - soprattutto per quanto riguarda la tutela della salute e sicurezza sul lavoro - volto essenzialmente a scongiurare fenomeni di dumping sociale". "Per restare coerente alla propria ispirazione originaria - spiega ancora il documento presentato dal ministro - e nel contempo sostenere le logiche di sviluppo delle imprese, il diritto del lavoro dovrà in ogni caso superare i limiti della distinzione tra lavoro autonomo e lavoro subordinato in modo da ricomprendere nel suo campo di applicazione generale tutte le tipologie contrattuali in cui sia dedotta una attività lavorativa in senso ampio. Abbracciare ogni forma di lavoro di indiscusso valore economico reso in un contesto organizzativo a favore o nell'interesse di altri rappresenta il primo passo per una graduazione delle tutele in funzione dei meriti e dei bisogni".

Nel Libro si disegna un nuovo Welfare finanziariamente sostenibile nonostante l’invecchiamento della popolazione, e dunque prima o poi (superata la crisi) si tornerà a parlare anche di aumento dell’età pensionabile. Al centro del testo c’è l’integrazione fra servizi pubblici e privati, e soprattutto la ricomposizione della frattura tra Settentrione e Meridione. In tema di sanità, ha detto Sacconi, "abbiamo servizi sociosanitari assistenziali profondamente spaccati tra l'Italia più efficiente e quella inefficiente, con un sud che non ha neanche i servizi territoriali, che ha un sistema ospedalecentrico che mortifica il territorio". Per questo nel Libro bianco "è all'ordine del giorno la sanità meridionale", con "l'accelerazione del risanamento dei servizi socio-sanitari".

"Uno degli strumenti essenziali per la presa in carico globale - si legge ancora - è il fascicolo personale elettronico, destinato a raccogliere le informazioni inerenti le varie fasi della vita, nonché gli interventi preventivi, curativi e riabilitativi e più in generale tutte le informazioni utili per l'integrazione sociale e la partecipazione attiva al mercato del lavoro". Le le “parole chiave” del Libro bianco, ha detto Sacconi, sono “persona, famiglia e comunità, da cui discendono i concetti di opportunità, responsabilità e sussidiarietà".

Si tratta di un testo che ha, addirittura, "l'ambizione di spezzare ogni tentazione nichilista e eccitare la ricerca della felicità". Parola del ministro.

Post scriptum: quando il Libro parla di famiglia, ovviamente intende quella basata sul matrimonio. Gli altri italiani non hanno cittadinanza nel corposo volume.

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